Gli agricoltori italiani hanno opinioni diversificate rispetto alle biotecnologie, ma in generale si trovano uniti e compatti nella richiesta di ricerca scientifica e di una informazione molto più professionale, tecnica ed evoluta di quella finora invalsa nel dibattito mediatico. Questi, in sintesi, i risultati emersi dall’indagine, presentata oggi a Roma e condotta da Eurisko per conto di Confagricoltura, dal titolo "Imprese agricole italiane: percezione, potenzialità e prospettive di sviluppo delle coltivazioni geneticamente modificate".

La ricerca ha studiato gli orientamenti delle imprese agricole commerciali italiane in tema di impiego in agricoltura degli Ogm. La rilevazione è rappresentativa dell’universo delle imprese agricole commerciali italiane con un fatturato uguale o superiore a 48.000 euro.

Il 97% degli imprenditori agricoli intervistati si è dichiarato al corrente della tematica degli Ogm, ma solo una minoranza (15%) si è ritenuta informata. Da un punto di vista generale, il 44% degli imprenditori agricoli è contrario alla colture biotech, il 36% è favorevole e il 21% è incerto. Sul ruolo degli Ogm nel futuro in Italia e nel Mondo, la possibilità di coltivarli nel nostro Paese ha trovato favorevoli il 41% degli imprenditori agricoli, contrario il 44% e incerto il 16%.

"Su due aspetti però, l’orientamento dei produttori è chiaro e indiscutibile – ha commentato il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni – La richiesta di maggiore conoscenza, soprattutto mediante un’informazione seria, non di parte, che fornisca valutazioni attendibili e le grandi aspettative verso la ricerca". L’indagine ha infatti evidenziato come l’informazione sia stata giudicata assolutamente inadeguata rispetto alla complessità del tema. Confusa, superficiale, faziosa, allarmistica sono gli aggettivi con cui viene prevalentemente qualificata. In proposito si chiede un ruolo più centrale alla stampa specializzata e alle associazioni di categoria.

Evidente anche l’importanza demandata alla ricerca scientifica. Il 73% dei produttori giudica la ricerca italiana sugli Ogm inadeguata. L’80% degli intervistati auspica un incremento della ricerca sul stema che per il 68% deve comportare anche la sperimentazione in campo. Anche i contrari al biotech (il 62%) chiedono un aumento della ricerca dedicata al tema OGM. "Sul piano della ricerca – ha affermato Vecchioni – l’Italia sta segnando il passo in maniera preoccupante. Una cosa è un temporaneo divieto d’uso di Ogm in nome di un prinicipio di precauzione che sicuramente condividiamo, altra cosa è chiudere ogni prospettiva per quei laboratori che tentano di trovare risposte ad alcuni problemi della nostra agricoltura".

Rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea, Vecchioni ha ricordato che "Laddove si sono già definite norme sulla coesistenza, lo si è fatto con un approccio pragmatico e tecnicamente valido. L’applicazione del decreto sulla coesistenza non può prescindere da quanto sta accadendo nel resto d’Europa. Il rischio è l’isolamento. Se l’Italia non modificherà il proprio atteggiamento di chiusura, ci troveremo in una posizione che finirà per creare danni pesanti, anche a quelle produzioni biologiche e di qualità che si vorrebbero tutelare".

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