In occasione della Giornata mondiale sull’osteoporosi che si celebra oggi, Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato ha condotto un monitoraggio sui centri specialistici per la malattia presenti in Italia, per verificare quanto siano accessibili per il cittadino, che tipo di servizio offrano e in quali tempi. Sono state monitorate 112 strutture, localizzate prevalentemente nelle regioni del nord (44%), ma anche al centro (20%) e al sud (36%). Il 62,5% dei centri monitorati è pubblico, il 15,2% privato accreditato, il 4,5% privato.

Il monitoraggio ha messo in evidenza la scarsità di veri e propri centri specialistici di riferimento: solo la metà delle strutture considerate presenta al suo interno un ambulatorio dedicato alla osteoporosi, in meno della metà è possibile richiedere un dosaggio dei marcatori ossei ed è presente una palestra attrezzata per la fisioterapia.

Nel 70% dei centri è possibile effettuare esami chimico-clinici e una MOC, ma i tempi di attesa per questo esame sono, ancora, troppo alti, con punte di 150/190 o addirittura 250 giorni di attesa. Solo due delle strutture monitorate hanno introdotto la possibilità di diversificare l’accesso alle prestazioni attraverso codici di priorità.Nella metà delle strutture monitorate non si esegue la morfometria, esame utile, insieme alla radiografia della colonna, per chi ha già subito fratture vertebrali, perché permette di evidenziare l’entità delle stesse ed avere accesso gratuito alle terapie innovative.

Poco meno del 50% delle strutture ha promosso campagne di prevenzione rivolte ai cittadini, e solo il 23% ha aderito a screening gratuiti nel corso degli ultimi 5 anni. Inadeguata l’informazione sulla esistenza dei centri: il numero telefonico è ben pubblicizzato solo nel 48% dei casi, quasi il 60% delle strutture non dispone di un sito internet, persino la segnaletica stradale indicante l’ubicazione del centro non esiste o è incompleta. La maggioranza dei centri (58,1%) offre la possibilità di prenotare esami e visite specialistiche attraverso centri unici di prenotazione, e la stessa prenotazione può essere effettuata telefonicamente nel 72,4% dei casi. Solo il 42% dei centri fissa e prenota direttamente una visita di controllo, meno della metà consegna una scheda personale.

"Quasi sempre ci troviamo di fronte a strutture di diverso tipo, reparti ospedalieri, ambulatori, centri di riabilitazione, e a specialisti che a vario titolo si occupano anche di osteoporosi, a seconda di quella che è la loro principale attività (ginecologia, geriatria, fisioterapia, ecc.), piuttosto che a veri e propri centri specialistici", commenta Stefano Inglese, responsabile nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. "Ciò può mettere in discussione una diagnosi corretta e, quindi, una terapia adeguata. Insomma, il sistema sembra offrire una sommatoria di prestazioni piuttosto che un percorso diagnostico-terapeutico vero e proprio. Per una patologia di rilevanza sociale ancora poco diagnosticata, e perciò sottostimata, che in Italia colpisce più quattro milioni e mezzo di persone, più di un terzo delle quali donne, ci sembra sia venuto il momento di cambiare marcia puntando tanto sulla prevenzione, che su diagnosi tempestive".

I risultati completi della indagine relativi ai singoli centri monitorati saranno disponibili sul sito internet di Cittadinanzattiva www.cittadinanzattiva.it.

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