Con l’inizio dell’anno è entrato in vigore il Codice dell’Amministrazione Digitale: una sorta di "codice della strada" con norme che, superando disposizioni talvolta obsolete e datate, facilitano e stimolano l’utilizzo delle nuove tecnologie all’intero della Pubblica amministrazione italiana e nei suoi rapporti con i cittadini e le imprese, come pure nelle relazioni tra privati. Promosso da Lucio Stanca, ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, il Codice è frutto di oltre due anni di intenso lavoro giuridico e di interazione a tutti i livelli istituzionali, è stato redatto in collaborazione con le amministrazioni statali interessate e con le Regioni e le autonomie locali, con il contributo di esperti del mondo universitario, imprenditoriale, organi professionali e associazioni di categoria. Per le sue caratteristiche e contenuti, è stato già chiesto dalla Repubblica Popolare Cinese come testo base per redigere le norme per l’ammodernamento digitale dell’amministrazione statale e periferica, oltre che del Sistema Paese.

Ecco una ristretta selezione dei vantaggi introdotti dal Codice.

L’azzeramento dei certificati (art. 53)
Sono 35 milioni i certificati prodotti annualmente dalle pubbliche amministrazioni con un costo per i cittadini di circa 13,50 € per ciascun certificato. La PA digitale azzererà il numero dei certificati attraverso la trasmissione telematica dei documenti tra amministrazioni e la condivisone dei database. Cittadini ed imprese potrebbero risparmiare oltre 400 milioni di €.

L’uso della posta elettronica (art. 6,49,50,51,52)
Sono stimati in 31 milioni i messaggi di posta elettronica inviati tra pubbliche amministrazioni e nei contatti di queste con l’esterno e in 18 € il risparmio ottenuto per ogni e-mail rispetto alla gestione di un messaggio di posta, tradizionale fisico. Il Codice, riconoscendo piena validità giuridica alle comunicazioni per via telematica, pone le basi per un incremento del loro numero e, soprattutto, per una sostituzione quasi totale della vecchia trasmissione cartacea. Una stima molto prudente valuta in circa 360 milioni di € i risparmi che ne potrebbero derivare sin dal primo anno.

Gli archivi digitali (art. 46 e seguenti)
Con il Codice, la pubblica amministrazione senza carta diventa realtà. Tutti gli atti, i dati, i documenti, le scritture contabili e la corrispondenza prodotti o riprodotti in maniera digitale, secondo le regole che garantiscono la conformità agli originali, hanno la stessa validità giuridica di documenti cartacei e devono essere conservati in archivi informatici, grazie ai quali si riducono tempi e costi di ricerca dei documenti, ma anche quelli di gestione e manutenzione degli archivi: processi più veloci, risparmi di spesa per le amministrazioni, enorme recupero di spazi (spesso presi in locazione) prima occupati da ingombranti archivi cartacei.

Le Conferenze dei Servizi on-line (art. 37)
Quando un qualsiasi procedimento pubblico (una licenza, una nuova opera, un evento, ecc.) coinvolge più amministrazioni, per semplificare e rendere più rapido il suo svolgimento viene indetta una "conferenza dei servizi" a cui partecipano responsabili di tutti gli enti interessati. Il Codice prevede la possibilità che le conferenze si svolgano on-line, evitando viaggi, spese di trasferta, perdite di tempo e, quindi, con notevole risparmio di denaro e maggiore velocità.

Banca del Riuso delle tecnologie (art. 70 e segg.)
Il Codice istituisce la Banca del Riuso, una banca-dati dei programmi informatici riutilizzabili, un elenco di programmi applicativi di proprietà pubblica presso il CNIPA. Prima di acquisire nuove applicazioni tecnologiche, le pubbliche amministrazioni devono verificare se sono disponibili soluzioni riutilizzabili, cedute in maniera gratuita dalle amministrazioni titolari. Il riuso abbatte i costi degli investimenti in tecnologie con un risparmio nella fase iniziale di almeno 45 milioni di €; elimina i tempi del progetto e aiuta anche le amministrazioni con minore capacità di spesa ad acquisire tecnologie innovative, facilitando il processo di erogazione di servizi avanzati a cittadini e imprese.

Gli sportelli unici per le imprese (art. 9)
Gli sportelli unici per le attività produttive divengono telematici: devono riorganizzarsi per gestire i procedimenti e le attività interne in maniera informatica, acquisire istanze da parte delle imprese ed erogare i servizi attraverso internet e posta elettronica. Per ottenere una maggiore efficienza e per risparmiare risorse, il Codice prescrive forme di coordinamento tra le varie amministrazioni interessate che permetta alle imprese di trovare ovunque una procedura omogenea. A livello centrale nasce il Registro informatico degli adempimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni centrali, nell’ambito però di una rete integrata di servizi gestiti dagli sportelli sul territorio.

A sostegno di questo complesso e articolato processo di adeguamento normativo, che comprende tra l’altro anche la Posta Elettronica Certificata (PEC), ossia la raccomanda elettronica, si affianca anche un composito progetto, già in fase di realizzazione: il Sistema Pubblico di Connettività (SPC), l’"autostrada digitale del Sole", ossia la più grande infrastruttura telematica pubblica mai realizzata nel nostro Paese, che collegherà in modo veloce, omogeneo e sicuro, tutte la Pubbliche amministrazioni centrali e locali che, dialogando e condividono tra loro i dati e le informazioni, solleveranno cittadini ed imprese dal essere i "fattorini di se stessi" nei confronti della burocrazia, che invece fornirà loro servizi integrati, con punti di accesso unici. Il Sistema contempla anche una estensione oltre confine, che sta già cominciando a mettere in connessione circa 500 uffici pubblici italiani all’estero (la maggior rete al mondo), come Ambasciate, Consolati, Istituti di cultura, Camere di commercio e sedi ICE, non solo per lo scambio istantaneo di dati, ma anche per le comunicazioni telefoniche attraverso il sistema Voip, ossia attraverso la rete internet.

 

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