Donne e tecnologia. Un binomio che ancora oggi sembra di difficile attuazione, ma 15 progetti della Pubblica Amministrazione italiana testimoniano che un cambiamento è in atto. Le "best practices" sono raccolte in un libro, "Donne e tecnologia. Le buone prassi nella Pubblica Amministrazione italiana", con la prefazione del Ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, presentato oggi a Milano.

Nel libro viene presentato un piccolo patrimonio di buone prassi nazionali: si racconta una Pubblica Amministrazione sensibile alle pari opportunità e al contributo che la tecnologia può offrire nella riduzione del divario di genere. Il volume segue la realizzazione del primo censimento nazionale relativamente a quanto è stato attuato da Regioni, Province e Comuni in favore delle donne con l’ausilio della tecnologia.

Cinquantasette i progetti censiti, tra cui una giuria di esperti indipendenti – composta da Pia Marconi, dirigente generale dell’ufficio Innovazioni pubbliche amministrazioni del dipartimento Funzione Pubblica, Annamaria Guerrini, dirigente generale dell’ufficio Studi e Tecnologie del DIT, Gregorio Arena, docente di Diritto amministrativo all’Università di Trento, Arianna Borghetti, responsabile Istruzione Formazione e Lavoro della Conferenza delle Regioni e Flavio Corso, dirigente generale dell’ufficio per gli Interventi in materia di Parità e Pari Opportunità – ha selezionato le 15 migliori realizzazioni.

Il testo è quindi una sorta di viaggio per l’Italia alla scoperta di cosa è stato fatto per promuovere il ruolo delle donne nella società e nel lavoro. Nella Prima Parte, sono presentate le 15 buone prassi: L’archivio digitale, della Provincia di Matera; L’ABC dell’informatica in carcere, della Provincia di Reggio Calabria; Tradizioni e mestieri, Comune di Sellia (CZ); L’editor del cambiamento, della Regione Campania; Per cancellare "altro" dal vocabolario, del Comune di Baronissi (SA); Sfondare il soffitto di vetro, della Regione Emilia Romagna; Lavorare da casa è meglio, del Comune di Bologna; Quando le donne erano i computer, del Comune di Roma; La "cura del rientro", del Policlinico A. Gemelli – Roma; L’inclusione delle domande importanti, della Provincia di Milano; Le donne che imparano ad osare, della Provincia di Torino; I voucher per l’innovazione, della Regione Toscana; La tela di Internet è femminile, della Provincia di Lucca; La rete delle sfumature, della Provincia autonoma di Bolzano; Lo sportello Donna Virtuale, della Provincia autonoma di Trento.

Politiche di genere e la loro trasversalità, progettazione partecipata tra amministrazioni locali e cittadini, comunità online, superamento del digital divide, alfabetizzazione informatica, cittadinanza digitale, politiche di conciliazione dei tempi: sono questi i temi ricorrenti nelle buone prassi presentate.

Nella Seconda Parte sono pubblicate poi le schede di questi e degli altri progetti del censimento, si ha così un quadro sintetico sulla base di sei domande fondamentali: chi, cosa, dove, quando come e perché. Autore del libro è Antonio Dini, giornalista esperto di economia e tecnologia, che collabora con Il Sole 24 Ore, editore del volume.

L’ iniziativa è stata promossa da Microsoft, Accenture, HP e Intel nell’ambito di futuro@lfemminile, il libro è infatti parte delle attività del progetto futuro@lfemminile, nato per iniziativa di Microsoft e realizzato in collaborazione con Accenture, Hewlett Packard ed Intel, che ha l’obiettivo di valorizzare il contributo che le nuove tecnologie possono dare nell’aiutare le donne ad esprimere il loro potenziale. L’Information Technology è quindi un campo non più solo maschile, ma al servizio delle donne nei loro molteplici ruoli di studentesse, lavoratrici e madri. Patrocinato dal Ministero per le Pari Opportunità e dal Ministero dell’Innovazione e Tecnologia, futuro@lfemminile procede lungo quattro linee di sviluppo: Donne e lavoro, Donne e studio, Donne e vita quotidiana e Donne in azienda.

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