Essere una donna è un ostacolo rispetto alle prospettive di carriera e lo diventa ancora di più per chi lavora nel privato. E’ quanto emerge da un sondaggio dell’Osservatorio delle donne nella pubblica amministrazione ("Futuro@lfemminile"), istituito dal Forum pa, a cui hanno risposto 986 donne e 140 uomini.

Il 65% delle persone che ha risposto (68% tra le donne e 44% tra gli uomini) ritiene che essere una donna è un ostacolo rispetto alle prospettive di carriera nella Pubblica Amministrazione. Percentuale che sale al 79% se si passa al settore privato (81% tra le donne, 64% tra gli uomini). Nonostante sia notevole la differenza tra le risposte rese dalle donne e quelle rese dagli uomini, . entrambi i sessi sono convinti che negli ultimi dieci anni la posizione della donna nel mondo del lavoro sia migliorata (86% rispondenti) e che le tecnologie informatiche possano aiutare le donne a conciliare meglio famiglia e lavoro.

Il 77% ritiene, infine, che l’accesso alle carriere direttive non sia basato su un criterio oggettivamente meritocratico, ma coinvolga una "questione di genere". In particolare, il 71% del ‘gentil sesso’ ha un capo uomo, mentre solo il 24% degli uomini ha un capo donna. Nelle 14 città metropolitane dell’Italia, infatti, tra i direttori generali non c’é nessuna donna; su 43 Enti pubblici economici considerati, c’é solo un presidente donna (all’ Enpals); le elette alla Camera sono 108 su 630 deputati e 45 su 332 al Senato.

Nelle università, su 77 rettori le donne sono soltanto due. Le donne si aggiudicano la maglia rosa solamente in tre settori: capi della segreteria particolare di ministri e sottosegretari (il 68,2% sono donne); presidi di scuola media superiore e inferiore (50,8%); segretari comunali di piccoli comuni (50,7%).

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