E’ ripreso questa mattina al Tribunale di Milano il processo per il crac Parmalat, con il controesame di Enrico Bondi, attuale amministratore delegato, secondo il quale la centrale dei falsi era a Collecchio. Callisto Tanzi, ex presidente di Parmalat, ha rilasciato una serie di dichiarazioni spontanee per fornire un primo approccio alla ricostruzione dei fatti.

"Voglio ripercorrere le tappe di un sogno che si è infranto, gettato nel dolore e nel rimorso della mia famiglia. Chiedo perdono", così ha esordito l’ex patron di Parmalat, precisando che è "consapevole che questo non significa sottrarsi alle responsabilità davanti alla Giustizia". "Parmalat non era e non doveva divenire una grande truffa nei confronti dei risparmiatori e mi assumo tutte le responsabilità per aver consentito certe condotte che hanno portato a conseguenze catastrofiche" ha dichiarato Tanzi facendo riferimento al crac esploso nel dicembre 2003.

Poi ha puntato il dito contro gli Istituti di credito e le banche d’affari che l’hanno "inseguito" per accordargli finanziamenti, malgrado i bilanci non fossero trasparenti, e con cui il rapporto era drogato. Infatti Tanzi ha aggiunto "Parmalat è stata ricercata anche da banche d’affari internazionali che hanno spinto l’azienda a puntare su nuovi mercati esteri, in particolare a finanziare l’acquisizione di società individuate proprio da questi Istituti: peccato che fossero creditori di queste aziende e volessero lucrare per il rientro del debito e come mediatori".

Secondo Tanzi le banche d’affari e gli Istituti di credito erano a conoscenza della reale situazione di Parmalat, ma nonostante tutto fornivano false informazioni al mercato poiché il loro obiettivo era di guadagnare con pochi rischi. Infine, secondo l’ex patron di Parmalat il marchio è stato usato da terzi in cattiva fede, che hanno abusato della fiducia dei piccoli investitori: "Io almeno questa responsabilità non ce l’ho, non sapevo della vendita a man bassa ai piccoli risparmiatori".

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