Il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del Tfr. Lo ha reso noto il ministro per la Salute, Francesco Storace, al termine della riunione a Palazzo Chigi. Il vicepremier Gianfranco Fini ha specificato che la riforma partira’ dal 1 gennaio 2008. Secondo il ministro delle riforme Roberto Calderoli i due pilastri della riforma previdenziale (innalzamento dell’eta’ e decollo della previdenza complementare) coincideranno e partiranno dal primo gennaio 2008. Infine anche il ministro del Welfare Maroni ha confermato che la riforma previdenziale andrà complessivamente in vigore nel 2008. Nello stesso momento andra’ in vigore sia la parte ‘piu’ dura’ della riforma quella sull’innalzamento dell’eta’ sia quella sul Tfr. ‘Sono soddisfatto – ha detto Maroni – grazie alla mediazione del ministro Tremonti siamo arrivati ad avere un risultato soddisfacente. Il decreto e’ stato approvato senza modifiche’.

Il parere dell’ANIA

"La decisione presa oggi dal Consiglio dei Ministri va nella direzione giusta e da tutti auspicata di fare decollare la previdenza complementare. La riforma è un passo necessario per rendere socialmente sostenibile il futuro previdenziale degli italiani, in particolare dei giovani". A dichiararlo è l’ANIA, Associazione Nazionale Imprese Assicurative che precisa: "Il rinvio dell’entrata in vigore delle nuove norme non comporta di per sé un blocco, neppure temporaneo, dello sviluppo della previdenza. La normativa vigente consente infatti ai lavoratori di aderire ai fondi pensione con un atto di adesione esplicita; per i giovani, che più hanno bisogno della previdenza complementare, già oggi l’intero flusso del Tfr può essere devoluto ai fondi. Il fatto che in dieci anni vi abbiano aderito solo un milione di lavoratori dipendenti su un bacino potenziale di nove milioni riflette da un lato la scarsa consapevolezza del problema e dall’altro il mancato sviluppo di un mercato concorrenziale, dovuto alla posizione di monopolio che la legge ha sin qui attribuito ai fondi negoziali".

Confidiamo – conclude l’associazione – quindi che il rinvio serva a risolvere i problemi che sono ancora aperti (in particolare compensazioni per le piccole imprese, compatibilità con le norme comunitarie in materia di concorrenza e aiuti di Stato), nonché a introdurre le modifiche che sono necessarie per creare un mercato effettivamente concorrenziale, basato sui principi che erano stati sanciti dal Parlamento riguardo alla libertà di scelta del lavoratore, libertà che si può realizzare solo se è consentita la portabilità del contributo del datore di lavoro.

 

 

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