Riduzione della domanda di energia. Su questa azione si incentra la strategia i 5 punti discussa ieri in Commissione europea per far fronte all’aumento del prezzo del petrolio, passato dai 25$ al barile del gennaio 2002 ai 45$ del gennaio 2005 e attualmente intorno ai 70$ al barile.

Secondo la Commissione cause di tipo strutturale e congiunturale sono a monte del caro-petrolio. Le prime – si legge in una nota – dipendono dalla notevole crescita della domanda negli ultimi tempi, dovuta soprattutto all’aumento del consumo energetico in Cina (+ 65% negli ultimi tre anni), a fronte di una riduzione delle scorte. All’attuale livello delle scorte ha contribuito la mancanza di investimenti per migliorare l’estrazione e la raffinazione. Sono poi da considerare i fattori a breve termine, come l’uragano Katrina, altri recenti avversi fattori meteorologici e l’instabilità politica nel Medioriente.

Al centro del piano, la riduzione della domanda di energia: l’Unione – prosegue la nota – si è impegnata in prima linea nell’introduzione di programmi di risparmio energetico. Si ricordano le direttive sul rendimento energetico nell’edilizia e sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti che consumano energia, nel giugno 2005 l’Ue ha pubblicato un Libro verde sull’efficienza energetica che sarà seguito nel 2006 da un concreto piano di azione destinato ad identificare le modalità concrete per risparmiare energia.

La seconda risposta ai prezzi del petrolio nel medio e lungo termine è il passaggio a fonti di energia alternative e l’aumento della dipendenza da altri fonti. Il terzo elemento della strategia consiste nell’aumento della trasparenza e della capacità di previsione dell’andamento del mercato. Il piano esprime inoltre la necessità, sia nel breve che nel medio termine, di un aumento dell’offerta di petrolio e gas e di una maggiore capacità di raffinazione.

Ultimo punto del piano è la necessità di una reazione più efficace alle situazioni di emergenza per quanto riguarda le riserve petrolifere. In base alla normativa comunitaria – conclude la nota – tutti gli Stati membri devono tenere scorte di emergenza equivalenti a 90 giorni di consumo normale.


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