A febbraio l’inflazione è scesa al 2,1%, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, contro il 2,2% di gennaio. I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,2% su base mensile. Lo annuncia l’Istat che conferma così la stima preliminare. A febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, comprensivo dei tabacchi – spiega l’Istat – è stato pari a 128,7, registrando una variazione di +0,2% rispetto al mese di gennaio 2006 e una variazione di +2,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; al netto dei tabacchi l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, pari a 128,3, ha presentato nel mese di febbraio 2006 una variazione congiunturale di +0,2% e una variazione tendenziale di +2,1%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, comprensivo dei tabacchi, è stato pari a 127,6, con una variazione di +0,2% rispetto a gennaio 2006 e una variazione di +2,1% rispetto a febbraio 2005; le corrispondenti variazioni registrate dall’indice calcolato al netto dei tabacchi sono state, rispettivamente, +0,2% e +2,1%, mentre il livello dell’indice è stato pari a 126,9. Nel mese di febbraio gli aumenti congiunturali più significativi sono stati rilevati per i capitoli bevande alcoliche e tabacchi (+1,9%), trasporti (+0,8%), servizi sanitari e spese per la salute (+0,5%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili, mobili, articoli e servizi per la casa e altri beni e servizi (+0,4% per tutti e tre). Nessuna variazione si è verificata nel capitolo abbigliamento e calzature; mentre una variazione negativa ha interessato il capitolo ricreazione, spettacoli e cultura (-0,2%).

Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+6,1%), bevande alcoliche e tabacchi (+5,0%), trasporti (+4,3%) e istruzione (+3,0%); una variazione tendenziale negativa si è verificata nel capitolo comunicazioni (-2,7%). Nell’ambito delle 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati si sono verificati nelle città di Torino (+2,9%), Ancona (+2,7%), Aosta, Perugia, Campobasso e Cagliari (+2,6% per tutte e quattro), Trento, Bologna e Napoli (+2,4% per tutte e tre). Quelli più moderati hanno riguardato le città di Bari (+1,5%), Venezia (+1,8%), Trieste e Firenze (+2,1% per entrambe).

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha presentato una variazione di -0,2% rispetto al mese di gennaio e una variazione di +2,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Gli aumenti congiunturali più significativi si sono verificati nei capitoli bevande alcoliche e tabacchi (+1,8%), trasporti (+0,7%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,4%) e servizi sanitari e spese per la salute (+0,2%); si sono registrate variazioni nulle nei capitoli prodotti alimentari e bevande analcoliche, istruzione, servizi ricettivi e di ristorazione e altri beni e servizi; si sono registrate variazioni congiunturali negative nei capitoli abbigliamento e calzature (-4,6%) e ricreazione spettacoli e cultura (-0,5%).

Negativo il giudizio di Adiconsum: "I dati Istat sull’inflazione non fanno gioire i consumatori, spiega Paolo Landi, presidente dell’associazione. Continua il ristagno dei consumi alimentari: molte famiglie ricorrono sempre di più agli hard-discount, sacrificando la qualità per contenere la spesa.Corrono invece i prezzi di energia e trasporti, cioè i settori legati al petrolio dove emerge una non concorrenza".

Per Adiconsum il problema del contenimento delle tariffe dovrà essere al primo posto nell’agenda del prossimo Governo, anche rispetto all’impegno preso da Prodi a salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, sia in riferimento ai redditi da lavoro che alle pensioni.

 

 

 

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