Petrolio, gas e soprattutto politica energetica nazionale: questi gli argomenti caldi discussi durante un convegno promosso dalla Filcem-Cgil oggi a Roma. L’ex ministro Pierluigi Bersani richiama immediatamente l’attenzione sui costi crescenti delle risorse: "Chi vuole ragionare sul programma della prossima legislatura dovrà farsi un’idea della questione petrolio"."Una cosa è sicura: c’è qualcosa che non va", spiega , riferendosi ai rincari oramai "strutturali" del prezzo del greggio. E se i consumatori sono in difficoltà, le imprese petrolifere viceversa godono di "un surplus nei profitti".

La medicina contro il caro petrolio, secondo l’esponente diessino, passa attraverso una "emancipazione parziale" dalle fonti fossili. Una cosa "più facile a dirsi che a farsi. E’ venuto il momento di fare il punto sul mix energetico. No al nucleare; stabilire la soglia oltre la quale la nostra dipendenza dal gas è da ritenersi pericolosa; liberalizzare il mercato". Questi alcuni punti chiave che, secondo Bersani, non possono essere rimandati. Ma anche una proposta inedita per il risparmio energetico: "Se noi riuscissimo a formare un ente pubblico di certificazione per le famiglie potremmo aprire un intero mercato".

La Filcem-Cgil punta a sua volta il dito sulla politica energetica, "o meglio – dice il segretario generale, Giacomo Berni – sull’assenza di una politica energetica degna di questo nome". E’ dal ’99 che nel nostro paese non si tiene una conferenza nazionale sull’energia e le scelte strategiche sono nelle sole mani delle imprese di settore. Risultato: "Eni ed Enel mantengono ancora le loro posizioni dominanti", accusa Berni. D’accordo sul processo di liberalizzazione, ma a patto che "venga fermato la privatizzazione delle imprese energetiche pubbliche al solo scopo di fare cassa", aggiunge il segretario della Filcem.

In un vivace intervento, Rosario Trafiletti, Federconsumatori, ricorda invece che i rincari energetici quest’anno arriveranno a pesare sino a 600 euro sulle tasche delle famiglie, "l’equivalente di un vero e proprio rinnovo contrattuale". Il presidente dell’associazione propone una misura sulle transizioni valutarie: "facciamole in euro e non più in dollari". Anche se può sembrare un affare da pochi centesimi, spiega, sarebbe sufficiente per "tagliare le unghie a diverse meccaniche speculative".

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