L’Istat (Istituto nazionale di statistica) stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), relativo al mese di dicembre 2005, presenti una variazione nulla rispetto al mese di novembre 2005 e una variazione di più 2,0 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

In base alla stima provvisoria, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) – si legge in una nota – registra nel mese di dicembre una variazione di più 0,1 per cento rispetto al mese precedente e una variazione di più 2,1 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Dall’inizio del 2002 – spiega l’Istat nella nota – l’indice armonizzato viene calcolato considerando anche i prezzi che presentano riduzioni temporanee (sconti, saldi, vendite promozionali, ecc.); la dinamica di tale indice, quindi, può risultare differente da quella dell’indice relativo all’intera collettività. In particolare, le differenze tra le variazioni congiunturali dei due indici risultano più ampie nei mesi in cui si concentrano le vendite promozionali e i saldi di fine stagione e nei mesi immediatamente successivi.

Sulla base dei dati finora pervenuti all’istituto, si registrano aumenti congiunturali dell’indice per l’intera collettività per i capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche (più 0,3 per cento), Altri beni e servizi (più 0,2 per cento) e Abbigliamento e calzature (più 0,1 per cento); variazioni nulle si sono verificate nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi, Mobili, articoli e servizi per la casa, Servizi sanitari e spese per la salute e Istruzione; variazioni negative si sono registrate nei capitoli Ricreazione, spettacoli e cultura (meno 0,2 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Trasporti, Comunicazioni e Servizi ricettivi e di ristorazione (meno 0,1 per cento per tutti e quattro). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 5,7 per cento), Trasporti (più 3,2 per cento) e Istruzione (più 3,0 per cento). Una variazione tendenziale negativa si è registrata nel capitolo Comunicazioni (meno 3,7 per cento).

 

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