L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in seguito alla riunione del 12 ottobre 2005, ha deciso di infliggere una pesante sanzione (quasi 10 milioni di euro) alle principali società operanti nel settore del latte per l’infanzia, per violazione dell’art.81 del Trattato UE. Le aziende Heinz Italia S.r.l., Plada S.r.l., Nestlè Italiana S.p.A., Nutricia S.p.A., Milupa S.p.A., Humana Italia S.p.A e Milte Italia S.p.A. hanno infatti attuato un’intesa restrittiva della concorrenza, accordandosi sul mantenimento di prezzi elevati per un rilevante periodo di tempo (tra il 2000 ed il 2004).

Sulla base dell’istruttoria condotta dall’Autorità, è stato rilevato che le imprese abbiano applicato prezzi molto più alti rispetto alla media europea (nella maggioranza dei casi, maggiore del 150%- come si legge nella nota- con punte di oltre il 300% per i latti di partenza, nonchè maggiore del 100%, con punte di oltre il 200%, per i latti di proseguimento).

La prova dell’accordo della suddetta pratica lesiva della concorrenza, e indirettamente dei consumatori finali, è risultata dall’esistenza di contatti intercorsi tra le imprese per tutto il periodo considerato.Le giustificazioni fornite dalle società in questione (particolarità del mercato italiano, costi di promozione elevati, alto numero di pediatri da informare) per il mantenimento di prezzi così diversi nel nostro Paese, non sono state considerate attendibili.

Le imprese già nel 2004 avevano disatteso l’appello dello stesso Ministero della Salute, che invitava a calmierare i prezzi per riportarli a quelli applicati nel Mercato Comune. Successivamente erano state le Associazioni dei Consumatori a denunciare il protrarsi del cartello fra le imprese.

Queste le multe applicate alle varie aziende produttrici di latte in polvere, le quali annunciano già ricorsi al provvedimento dell’Antitrust.

  • -Heinz Italia S.r.l. multa pari a 279.000 euro
  • -Plada S.r.l. multa pari a 3.022.000 euro
  • -Nestlè Italiana S.p.A. multa pari a 3.300.000 euro
  • -Nutricia S.p.A. multa pari a 629.000 euro
  • -Milupa S.p.A. multa pari a 938.000 euro
  • -Humana Italia S.p.A. multa pari a 1.377.000 euro
  • -Milte Italia S.p.A. multa pari a 198.000 euro

Immediate le reazioni delle aziende: Plasmon e Humana Italia hanno annunciato infatti che ricorreranno contro la decisione dell’ Antitrust sul latte artificiale. "Apprendendo del provvedimento dell’Autorità Antitrust sul presunto cartello sul prezzo del latte in polvere per l’infanzia, la Heinz Plasmon – si legge in una nota dell’azienda – comunica che ricorrerà in appello in quanto lo considera ingiusto. L’azienda infatti ribadisce di non aver avuto in alcun modo comportamenti contrari alle regole di libera concorrenza".

Anche l’Amministratore Delegato di Humana Italia, Renato Valsasina, considera "infondate le accuse di cartello. Ci siamo sempre mossi – ha aggiunto – in piena autonomia e nel
rispetto delle norme vigenti, dimostrando la massima disponibilità". Anche Humana annuncia che farà il ricorso al Tar perché – afferma – "non c’é stata alcuna intesa con i concorrenti, anzi ci siamo mossi sempre in piena autonomia e nel rispetto delle leggi vigenti". L’AD della società precisa inoltre che l’azienda "non ha mai posto in essere "parallelismi" di comportamento con i concorrenti e nega di aver mai preso con loro contatti né diretti né indiretti per limitare la concorrenza".

Humana afferma inoltre di essersi "sempre distinta dai concorrenti per specializzazione (produce infatti solo latte per l’infanzia), e "di aver scelto una linea originale anche nella promozione e nella distribuzione, avendo privilegiato per anni l’informazione tecnico-scientifica e il canale farmaceutico" e che "il fatto di non utilizzare la pubblicità come veicolo di comunicazione, è coerente con tale scelta, tanto più a fronte dei vincoli normativi che gravano sulla pubblicità dei latti per l’infanzia e che l’Antitrust sembra voler ignorare". Infine la società ribadisce che "l’ingresso dei prodotti Humana nella grande distribuzione, interpretato dall’Antitrust come "una mera dichiarazione d’intenti", è invece realtà: gli accordi con alcune insegne della GDO ipermercati Carrefour e supermercati GS (Gruppo Carrefour), Standa e Billa (Gruppo Rewe), Ipermercati Panorama (Gruppo Pam) sono stati annunciati nei giorni scorsi e i prodotti saranno in scaffale dalla fine del mese".

Di diverso tenore ovviamente le reazioni delle associazioni dei consumatori e delle associazioni di categoria. La Cia-Confederazione italiana agricoltori, infatti, accoglie "con soddisfazione" la decisione dell’Antitrust. "Bene le sanzioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – afferma la Cia – nei confronti di alcuni produttori di latte per l’infanzia, in quanto si sarebbe fatto un cartello per mantenere elevati livelli di prezzo, superiori agli altri Paesi europei anche del doppio o del triplo". L’associazione ricorda come "da tempo aveva denunciato aumenti abnormi del prezzo del latte nel suo percorso dalla stalla al biberon: un rincaro di anche 12 volte". La Cia sostiene ci troviamo "di fronte ad una situazione che ha elementi sconcertanti. Oggi – si legge in una nota – il prezzo medio del latte pagato agli allevatori italiani è di circa 0, 35 euro al litro e per fare un chilo di polvere in latte ci vogliono dieci litri di latte. Insomma, 3,5 euro che invece diventano anche 40 euro al dettaglio. Ed è proprio questo il prezzo che produttori di latte per l’infanzia fanno pagare per un confezione di appena 900 grammi. Un’anomalia che evidenzia l’assurdità di un prezzo, quello del latte in polvere, che in Europa viene venduto a costi decisamente inferiori, anche 10 euro al chilo. Per questo motivo – conclude la Cia – è necessaria la massima trasparenza e controlli più efficaci per evitare che si registrino squilibri così marcati. E la decisione dell’Antitrust va, quindi, nella direzione giusta".

Anche la Lega Consumatori accoglie con molta soddisfazione la decisione dell’Autorità Antitrust. "Da anni – afferma Linda Grilli, responsabile di SOS Allattamento di Lega Consumatori – denunciamo le pratiche commerciali scorrette delle multinazionali del latte in polvere. Già nel marzo del 2000 il Garante aveva multato le ditte produttrici di latte, colpevoli di aver stretto un accordo sui prezzi. La nostra indagine aveva evidenziato che poco o nulla era cambiato da allora. Adesso la nuova sentenza di condanna ci dà ragione." Secondo la Lega Consumatori c’è però ancora molto da fare, soprattutto a livello legislativo. "E’ necessario – afferma – che i Ministri della Salute e delle Attività Produttive intervengano con una legge rigorosa, che possa evitare nuove speculazioni sulla salute dei più piccoli e sul portafogli dei loro genitori. La vera risposta al caro-biberon, infatti, va ricercata nella promozione, sostegno e protezione dell’allattamento materno: oltre il 95% delle donne, infatti, è in grado di allattare al seno i propri figli.
"

Nel giugno dello scorso anno, la Lega Consumatori, insieme alle altre associazioni aderenti al CNCU, aveva chiesto l’applicazione del Codice Internazionale OMS/Unicef sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, un documento che l’Italia aveva adottato dall’Italia nel 1981 per proteggere la salute dell’infanzia, sanzionando la scorretta commercializzazione ed ogni forma di promozione dei sostituti del latte materno. "In realtà – ha spiegato Linda Grilli – il nuovo decreto sulla pubblicità dei latti artificiali, il DM 46/05 entrato in vigore lo scorso 20 aprile, non solo è lontano anni luce dal recepire le raccomandazioni del Codice, ma addirittura non apporta significativi cambiamenti nemmeno rispetto al precedente Decreto Ministeriale n. 500 del 6 aprile 1994. Da questo punto di vista – ha aggiunto – molta più determinazione e coraggio sono stati mostrati dall’assessore per il diritto alla salute della Regione Toscana Enrico Rossi che, dopo aver siglato un importante accordo con l’Unicef per promuovere l’allattamento al seno, a novembre 2004 ha varato una legge che mette la parola fine alla promozione delle ditte nei reparti maternità."

Nella delibera si prevede infatti che l’approvvigionamento dei sostituti del latte materno da parte delle Aziende Sanitarie per i bisogni interni delle stesse Asl avvenga solo ed esclusivamente attraverso l’acquisto diretto. La delibera ha quindi l’obiettivo di mettere fine alla distribuzione gratuita e promozionale operata dalle ditte produttrici e dispone inoltre la fornitura gratuita dei sostituti del latte materno anche sul territorio nei casi in cui questa alimentazione risulti necessaria e affida a una apposita Commissione l’individuazione di questi casi. Infine, prevede che i sanitari che partecipano a eventi formativi organizzati con il contributo a qualsiasi titolo da parte delle aziende che producono o commercializzano i prodotti sostitutivi del latte materno vengono esclusi dal riconoscimento di crediti formativi ECM.

La sentenza Antitrust infatti – ribadisce l’associazione- sottolinea molto chiaramente come il legame tra ditte ed operatori sanitari orienti la scelta dei genitori verso una certa marca di latte. Da anni, l’associazione denuncia l’enorme impegno finanziario delle ditte nella sponsorizzazione di convegni medici, pubblicazioni scientifiche e corsi di aggiornamento, nonché nell’acquisto di attrezzature mediche per ambulatori ed ospedali. Senza contare – aggiunge – il meccanismo delle turnazioni negli ospedali, attraverso il quale le aziende si spartiscono il mercato dei latti. Fortunatamente – prosegue – nel corso dell’ultimo anno, "alcune insegne della grande distribuzione e le farmacie italiane hanno iniziato a proporre ai consumatori italiani prodotti a prezzi allineati al resto d’Europa, intorno ai 10 euro al chilo. Malgrado ciò, negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una vera e propria campagna mediatica, da parte dei pediatri e dei neonatologi italiani, i quali non perdono occasione per giudicare scadenti e meno sicuri i prodotti cosiddetti economici."

"Si tratta di affermazioni sconcertanti- afferma Linda Grilli – che hanno come unico risultato quello di confondere ulteriormente le idee ai consumatori. Se davvero esistono latti di serie A e latti di serie B, allora che i pediatri chiedano l’immediato ritiro dei prodotti scadenti, allegando adeguate prove scientifiche. In caso contrario che la smettano di fare del terrorismo psicologico sui genitori e si adoperino sul serio, non solo a parole, per promuovere e sostenere l’allattamento materno."

"Quello che più ci sconcerta – conclude poi – sono le entusiastiche affermazioni dei pediatri secondo i quali, in Italia, c’è la più alta percentuale europea di bambini allattati al seno al momento delle dimissioni dall’ospedale. In realtà c’è poco di cui vantarsi visto che le mamme, una volta tornate a casa, rinunciano all’allattamento materno assai prima dei sei mesi consigliati dall’OMS. I pediatri, inoltre, non possono limitarsi ad affermare la promozione dell’allattamento al seno in via di principio: alle parole devono seguire i fatti. E i fatti dicono che in Italia solo pochissime strutture rispettano i 10 passi dell’Iniziativa Ospedali Amici dei Bambini. E’ bene quindi che i neonatologi ed i pediatri si adoperino concretamente perché nei punti nascita cambino le attuali routines che, nella maggior parte dei casi, ostacolano l’allattamento al seno. Non solo. E’ altresì necessario che essi aiutino le madri a superare le difficoltà che incontrano nell’allattare, apprendendo ed applicando tecniche di counseling e competenze pratiche che quasi mai hanno appreso nel corso dei lunghi anni di laurea e specializzazione."

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