Stefano Rodotà l’ha detto chiaramente: "Non è vero, come spesso si crede, che Internet non abbia regole, anzi regole e restrizioni ci sono eccome, e dipendono soprattutto dal carattere più o meno autoritario dei diversi Stati. E paesi come l’Iran, la Cina o Cuba stanno esercitando un preoccupante e crescente potere censorio sui loro cittadini". Così l’ex garante della privacy è intervenuto oggi, durante una conferenza stampa a Roma, per lanciare un appello affinché l’Onu (Nazioni Unite) accolga il progetto di una Carta dei Diritti per la Rete, in vista del World Summit on Information Society, organizzato dall’Onu il prossimo novembre a Tunisi. Libertà di accesso, diritto alla conoscenza e rispetto della privacy, queste le principali richieste per favorire la democrazia su Internet.

L’appello, ha ricordato Rodotà, è già stato firmato da personalità provenienti da ambiti anche molto diversi fra loro, a testimonianza che non si tratta di una semplice questione per informatici e addetti ai lavori. Fra i primi firmatari ci sono Walter Veltroni, il ministro della Cultura brasiliano Gilberto Gil, il fondatore delle Creative Commons Lawer Lessin, ma anche alti funzionari dell’Unesco. "Con questo appello – ha spiegato Rodotà – vogliamo dare forza a tutti soggetti impegnati per la democrazia in giro per il mondo". "Quando veniamo privati dei nostri diritti in rete, veniamo privati dei nostri diritti di cittadini", ha concluso l’ex garante della privacy.

Prendendo la parola, il senatore verde Fiorello Cortiana, secondo firmatario dell’appello, ha ricordato come anche il ministro Lucio Stanca, Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, "condivida il senso e lo scopo dell’iniziativa". "Oggi come oggi Internet fornisce alle capacità cognitive del genere umano delle potenzialità mai viste prima – ha detto Cortiana -, ma allo stesso tempo mai come oggi i poteri di controllo e coercizione sono entrati in piena azione all’interno della rete".

Secondo il senatore, si tratta di una questione democratica troppo sottovalutata che dovrebbe invece interessare tutti i paesi del mondo, perchè le libertà di condivisione dell’informazione, infatti, sono messe in discussione da paesi autoritari ma anche nelle democrazie occidentali. In Cina, ad esempio, dove la censura opera per contrastare "le attività non conformi alla morale socialista in Cina", o in Iran dove il pretesto è la lotta alla pedofilia.

In occidente c’è invece il caso degli Stati Uniti che, "usando un’estensione del Patriot Act, nato per la lotta al terrorismo, hanno abbassato la soglia di garanzia dei diritti di informazione – ha spiegato Cortiana -. Ad esempio è gli Usa hanno recentemente sequestrato un server di Indymedia, un organismo di comunicazione indipendente, in Inghilterra". Ma quali sono i punti di questa Carta, domandano i giornalisti. "Saremmo stati presuntuosi a proporre una lista di punti quando tutta la riforma dell’Onu è in alto mare. Per noi un risultato importante sarebbe quello che a Tunisi, oltre ai finanziamenti per il ‘digital divide’, l’Onu istruisca un tavolo che dia vita ad un nuovo processo istituzionale che serva da riferimento".

Sul sito del Senatore Fiorello Cortiana è possibile firmare l’appello per la Carta dei Diritti in rete.

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