Le norme destinate a regolamentare il funzionamento del nuovo sistema informativo Schengen (SIS II) destano preoccupazione al Gruppo che riunisce le Autorità europee per la protezione dei dati ha perché potenzialmente lesive dei diritti degli interessati, non essendo pienamente in linea con i principi della Direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati. I Garanti hanno infatti adottato un parere, predisposto sotto il coordinamento della delegazione italiana, relativo alle proposte normative presentati dalla Commissione europea che definiscono l’istituzione di un nuovo sistema informativo destinato a sostituire il Sistema Informativo Schengen (SIS).

Il SIS è attualmente previsto e disciplinato dalla Convenzione Schengen, ed è uno strumento fondamentale per lo scambio di dati ai fini della non ammissione di stranieri segnalati nei Paesi aderenti alla Convenzione, nonché per favorire la cooperazione nelle attività di polizia. Le nuove norme proposte prevedono per il SIS II un ampliamento di natura funzionale e strutturale, oltre che in termini di contenuti.

Il Gruppo ha evidenziato i punti critici che si accompagnano alle proposte della Commissione, soprattutto perché considerati non perfettamente in linea con i principi di protezione dati sanciti dalla direttiva 95/46/CE, e hanno segnalato per ciascuno di tali punti gli emendamenti da apportare:

  • Finalità del SIS II e soggetti autorizzati ad accedervi. I Garanti ritengono che, allo stato, non sia possibile consentire ad organismi quali Europol ed Eurojust di accedere perché ciò contrasterebbe con le finalità del sistema così come sono attualmente configurate.
  • Interconnessioni fra segnalazioni. Occorrono norme più dettagliate sull’utilizzo di tale meccanismo e sui soggetti autorizzati ad accedere alle informazioni.
  • Utilizzo di dati biometrici. L’utilizzo di dati biometrici per finalità identificative non può avvenire su base sistematica, ma soltanto caso per caso e se realmente indispensabile.
  • Diritti degli interessati. E’ necessario informare adeguatamente sulle possibilità di opporsi alla decisione dello Stato di inserire una segnalazione nel SIS.
  • Conservazione dei dati. Il Gruppo ritiene che si debba mantenere il termine previsto di tre anni attualmente nella Convenzione Schengen.

 

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