"Nei prossimi sei mesi vorrei adottare un provvedimento per regolamentare l’utilizzo dei dati personali da parte degli amministratori di sistema". Risponde così Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità Garante per la privacy, alla domanda su quali saranno le prossime azioni concrete a tutela di chi naviga in Internet. Dopo gli operatori telefonici, pertanto, entrano nel mirino del Garante anche altri attori del Web, che gestiscono decine di migliaia di dati sensibili: "Il problema della Rete è grande e mondiale – ha spiegato Pizzetti, a Torino per incontrare i ragazzi delle scuole superiori in occasione della "Seconda Giornata europea della protezione dei dati personali" – e la strada per risolvere le tante questioni legate alla privacy è ancora lunga. Si pensi per esempio che i provider hanno spesso sede all’estero e non ci sono regole condivise tra stati. Qualcosa abbiamo già fatto come i provvedimenti antispam, gli interventi a per garantire il diritto all’oblio o appunto la recente decisione inerente ai gestori telefonici. Ma il nostro lavoro non è finito".

Davanti a una platea di 500 ragazzi il Garante ha poi spiegato l’importanza di saper difendere la propria sfera privata: "Le nuove tecnologie – ha detto aprendo il suo intervento – richiedono da parte dei giovani, che più ne fanno uso, una conoscenza approfondita sulle possibilità concrete di tutelare la privacy. Affinché per esempio un video caricato a 14 anni con leggerezza su Youtube non marchi un ragazzo, agli occhi dei potenziali datori di lavoro, fino all’età adulta".

Sollecitato dai giornalisti Pizzetti è infine intervenuto sull’attualità più stretta e in particolare sul Caso Mastella. Il Garante ha sottolineato di non poter rispondere alle domande sulla possibile violazione della privacy e ha precisato: "Sarebbe comunque importante che in vicende come questa si trovasse il giusto equilibrio tra le esigenze delle indagini, il diritto di cronaca e la tutela della riservatezza delle persone". " La diffusione di alcune informazioni – ha concluso il presidente dell’Authority – può talvolta danneggiare le indagini e le persone incolpevoli. Per questo è un ben che si sia avviata una discussione seria in merito tra noi, i magistrati e i giornalisti".

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