Sono più di 100 i pani tradizionali censiti dalle regioni e inseriti nel Mipaaf nell’Albo dei prodotti agroalimentari tradizionali, ad indicare il legame forte con i sapori del territorio.
Lo dichiara il rappresentante del Mipaaf, Rosario Lopa, a margine delle iniziative di sensibilizzazione da parte dei panificatori napoletani. Dalle Alpi alle isole, l’Italia è un itinerario sui passi dei profumi e dei sapori del pane tradizionale. Un’ analisi effettuata , sulla base dei dati Ismea-AcNielsen, ha evidenziato un crescente interesse dei consumatori per i pani tradizionali legati al territorio che nasce dalla considerazione che sono più di cento i pani tipici censiti dalle regioni e inseriti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali nell’Albo dei prodotti agroalimentari tradizionali.

L’Unione Europea ha già concesso il riconoscimento a diverse produzioni di pane italiano e ne stanno per arrivare altre. Le produzioni artigianali tipiche italiane sono sempre più apprezzate dal consumatore come dimostra l’incremento della domanda che nell’ultimo decennio è stato di oltre il 15%. Tanti, diversi e buoni e pani tradizionali, unici nella lievitazioni, legati alle tipicità dei grani, alla cottura, alla zona climatica. Dai dati presentati al recente Sigep di Rimini – sottolinea Lopa – i panifici artigiani sono 11.648 con 17.800 occupati pari al 78,4% delle imprese italiane della panificazione. Per valorizzare il pane fresco italiano in Parlamento sono state unificate sei proposte di legge in un testo che si pone l’obiettivo di identificarlo, tutelando sia un patrimonio di tradizioni produttive legate alla cucina mediterranea sia gli stessi consumatori. L’UE chiede l’obbligo di indicare la provenienza del grano impiegato per produrre la farina destinata alla panificazione per assicurare l’origine nazionale del prodotto. Il settore negli ultimi quattro anni ha registrato un tasso di crescita annuo di circa il 4%.

In Italia – ribadisce l’esponente del Mipaaf – ci sono 27.203 panifici nelle quali lavorano più di 150mila addetti, con una media di 3 addetti per impresa. Più in particolare, gli oltre 27mila forni artigiani realizzano ogni anno un fatturato di 5,431 miliardi di euro con una produzione di 2.800.000 tonnellate di prodotti da forno. L’Italia è una distesa che profuma di pane, ad ogni angolo, in ogni paese, il pane si fa diverso, unico. Una ricchezza straordinaria. E tra i dati alcune curiosità: il consumo giornaliero di pane in Italia è in media di 150 grammi a testa ma varia da regione a regione dove un passaggio dal fornaio e irrinunciabile e oltre 13 milioni di famiglie, ovvero oltre il 55% del totale, comprano e consumano pane fresco ogni giorno. Il nostro Pane è un’ alimento per eccellenza delle nostre tavole.

Si riscoprono le ricette, i metodi di preparazione e gli ingredienti del territorio e si moltiplica la domanda di pani identificati nel nome dal luogo di provenienza. Il pane fresco batte crackers e grissini. I dati Ismea attestano che ne sono state prodotte 1 milione e 50 tonnellate a fronte di 46 mila tonnellate di crackers, 19 mila di grissini, 15 mila di panetti, 5 mila e 400 tonnellate di grissini. Per valorizzare il pane fresco nostrano – ha concluso Lopa – è necessario recuperare il patrimonio di tradizioni produttive che deve essere però accompagnato dall’obbligo di indicare la provenienza del grano impiegato per produrre la farina destinata alla panificazione, al fine di assicurare l’origine territoriale e nazionale del prodotto.

 

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