Il Tribunale delle Comunità Europee ha respinto il ricorso avanzato dalla FederDOC (confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani.), sette produttori italiani di vini di qualità prodotti in una regione determinata (v.q.p.r.d.) e tredici consorzi volontari, che richiedeva l’annullamento del regolamento della Commissione Europea (n. 316 del 2004) che introduce una serie di modifiche per l’etichettatura dei vini . In particolare, alcune disposizioni del regolamento implicano un affievolimento del livello di tutela di cui beneficiavano 17 menzioni tradizionali complementari previste nel regolamento n.753/2002, che fissa alcune modalità di designazione dei prodotti vitivinicoli .

Le menzioni ivi contenute potevano essere utilizzate unicamente per vini originari di regioni o di località specifiche del territorio della Comunità e i produttori autorizzati erano legittimati ad opporsi alla commercializzazione nella Comunità di vini originari di paesi terzi recanti tali menzioni tradizionali. A seguito delle modifiche apportate dal regolamento n. 316/2004 le menzioni tradizionali complementari sono state unificate e possono essere utilizzate dai produttori di vini di paesi terzi, a condizione che questi rispettino una serie di requisiti tassativi equivalenti a quelli vigenti negli Stati membri.

Secondo il Tribunale, il ricorso è stato respinto in quanto i ricorrenti non non hanno dimostrato la sussistenza di un interesse individuale o di essere lesi dal regolamento n. 316/2004. Tale atto ha portata generale, si applica a situazioni definite oggettivamente e produce effetti giuridici per categorie di operatori economici che rispondono a taluni requisiti generali e astratti.


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