Oltre 10mila prodotti chimici sul mercato, dei quali si sa poco o nulla rispetto alla loro nocività. Ma l’asma, alcuni tipi di cancro, di malformazioni, è ormai certo che siano provocati dalla presenza di sostanze chimiche nel nostro ambiente di vita. Tre anni di lavoro al Parlamento europeo sono giunti, alla fine, all’obiettivo: REACH, il regolamento europeo per la gestione, l’uso e la produzione di sostanze chimiche (l’acronimo significa Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle sostanze chimiche), è il risultato di un lavoro che ha visto discussioni talvolta anche dure tra l’UE, le industrie, gli ambientalisti. In sintesi – come spiega il WWF, partner della campagna ‘Svelénati’ – Registrazione vuol dire che i produttori di sostanze chimiche saranno obbligati ad inviare un dossier alla nascente Agenzia Chimica Europea in cui saranno registrati i dati sulla sicurezza di tutte le sostanze chimiche prodotte in quantità superiore ad una tonnellata l’anno. Inoltre, produttori e importatori dovranno valutare e registrare le sostanze vendute e commercializzate, e condividere tali informazioni con tutti gli utilizzatori finali delle stesse sostanze. Grazie a REACH, sarà stilato un elenco generale delle sostanze chimiche e delle loro caratteristiche. Per Valutazione si intende l’opera degli scienziati che valuteranno, appunto, i dati relativi alla sicurezza di una grande quantità di sostanze, non solo di quelle che destano sospetti. Infine, l’Autorizzazione: le sostanze chimiche molto pericolose saranno eliminate e sostituite da alternative più sicure, a meno che l’industria non possa dimostrare di avere un ‘controllo adeguato’ sul rischio legato al loro uso oppure di avere un valore ‘socio-economico’ superiore al rischio.
Guido Sacconi è l’europarlamentare DS che, da relatore del regolamento a Strasburgo, ha combattuto la battaglia più dura per arrivare al risultato di una regolamentazione condivisa e che facesse da ponte tra la tutela della salute dei cittadini e le esigenze delle aziende. "Il cantiere legislativo più faticoso", come lui stesso ha definito il triennale iter con il quale si è arrivati all’approvazione di REACH.

Onorevole Sacconi, cos’è esattamente REACH?
REACH è il regolamento che riforma e unifica la legislazione preesistente in materia di prodotti chimici, che era fatta di oltre 40 direttive con competenze diverse da Stato a Stato, e basate su una classificazione che risaliva al 1981. Non solo. REACH toglie alle Autorità l’onere della prova, ovvero l’obbligo di dimostrare la nocività o meno delle sostanze, e la sposta sulle imprese produttrici e utilizzatrici. I prodotti chimici sul mercato, sia perché incorporate negli oggetti di consumo sia perché immesse nei processi produttivi, sono circa 100mila. Con REACH, abbiamo realisticamente stimato di riuscire a valutarne almeno 30mila: comunque un bel salto di qualità se si pensa che dal 1981 a oggi ne erano state valutate solo 200!

Ma REACH andrà pienamente a regime solo nel 2018. Perchè?
I tempi lunghi sono realisticamente dovuti ad un problema di funzionalità del regolamento stesso. Cominciamo innanzitutto a mettere in regola i tonnellaggi più grossi, e progressivamente e gradualmente tutti gli altri. Per entrare nel sistema, le imprese dovranno presentare un’accurata documentazione all’Agenzia Chimica Europea Centrale, perché le sostanze potenzialmente nocive siano individuate, e tra queste le più pericolose, e siano sottoposte ad una procedura di restrizione o autorizzazione. E’ peraltro prevista anche la nascita di una banca dati, nella quale i dati rilevati di volta in volta sulle sostanze, potranno essere condivisi dalle aziende; fatta, ovviamente, salva la privacy.

Riusciranno le imprese ad adeguarsi al nuovo regolamento? Non c’è il rischio che le più piccole – che caratterizzano in particolare l’economia del nostro Paese – non abbiano i mezzi per mettersi in regola?
Non credo che le piccole e medie imprese avranno problemi. Anche perché sui piccoli tonnellaggi di sostanze chimiche, quali sono quelli trattati dalle aziende di dimensioni più ridotte, REACH prevede la massima flessibilità. Anzi. Credo che REACH possa costituire una vera e propria spinta all’innovazione anche per le piccole aziende. L’industria chimica europea è, infatti, piuttosto malandata, dal punto di vista dell’occupazione e della produttività, e sperimentare nuove strade anche nella gestione dei comportamenti rispetto all’ambiente può farle solo bene.

Nel corso della discussione parlamentare, lei ha dovuto affrontare la contrarietà sia degli industriali che degli ambientalisti. Perché?
Gli industriali hanno avuto un atteggiamento particolarmente criticabile, non perché non sia legittimo cercare di tutelare ciascuno i propri interessi, ma perché tra gli imprenditori è nato una sorta di inossidabile "cartello" del no, che ha continuato a rilanciare anche dopo il voto del Parlamento che ha cercato di rafforzare la strategia di tutela della salute dei cittadini. I problemi più grossi riguardavano la registrazione, che è obbligatoria e non più facoltativa; ma risolto quello, si è rilanciato sull’autorizzazione. In particolare, le difficoltà sono arrivate dalla Germania: teniamo presente che l’industria chimica tedesca è molto forte e molto influente, in modo "trasversale", sulla politica. Abbiamo sempre cercato, comunque, di mediare, tanto è vero che l’obiettivo è stato alla fine raggiunto.

E con gli ambientalisti? Com’è andata la discussione?
La discussione è andata avanti fino all’ultimo, tanto che a circa 10 ore prima di andare in aula, rischiamo che il voto non ci fosse. Ma le associazioni ambientaliste con cui ci siamo confrontati hanno mostrato grandissimo senso di responsabilità, anche se certamente avrebbero voluto un REACH ancora più restrittivo. Gli stessi Verdi, che in sede di voto si sono astenuti giudicando l’equilibrio tra interessi delle aziende e tutela dei consumatori ancora insufficiente, hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione di REACH.

Quali sono i prossimi passi per REACH?
Intanto, il 13 dicembre anche il Consiglio europeo si è espresso favorevolmente su REACH. Poi credo che faremo un ulteriore accordo in seconda lettura all’inizio del 2006, sul quale sono molto ottimista. Passerà di sicuro qualche mese prima che il regolamento sia tradotto in tutte le lingue ufficiali dell’Unione, ma penso che ormai la strada sia in discesa.

In sintesi, ci spiega qual è ricaduta concreta di REACH sulla vita dei cittadini e dei consumatori?
Con REACH saremo finalmente sicuri che gli oggetti della nostra vita quotidiana saranno messi al sicuro da agenti cancerogeni e da altre malattie da essi provocate. L’attuazione di REACH significherà maggiore informazione e, di conseguenza, maggiore libertà di scelta per i consumatori. Credo, inoltre, che REACH rappresenterà, non solo per le imprese produttrici di sostanze chimiche ma anche per le imprese utilizzatrici (come ad esempio le manifatturiere che ricorrono a tali sostanze), un incentivo a fare ricorso a pratiche industriali "pulite" e rispettose dell’ambiente e della salute.

Intervista a cura di Valentina Caracciolo

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