Identificati e classificati in una banca dati nazionale, la prima del genere in Europa, tutti i batteri che causano gravi infezioni e che sono resistenti agli antibiotici. Questo strumento, a disposizione di tutti gli operatori sanitari italiani, è uno dei risultati conclusivi dello studio "Patologie Gravi e Farmacoresistenza", un progetto nazionale coordinato dall’ISS e co-finanziato dal Ministero della Salute e dalla Pfizer Italia, che ha coinvolto i più grandi centri ospedalieri e universitari d’Italia, consentendo di isolare circa 6000 ceppi batterici e di studiarne per ognuno l’intero spettro di suscettibilità agli antibiotici.

Dall’indagine è risultato che oltre un quarto dei batteri che causano infezioni quali setticemie, polmoniti, endocarditi, ascessi profondi e infezioni chirurgiche, sono resistenti ad uno o più antibiotici usati per curare tali malattie. In alcuni batteri, che molto di frequente sono causa di infezioni, quali lo Stafilococco, la resistenza alle penicilline ha raggiunto la soglia dell’80 per cento, mentre nei reparti di terapia intensiva le resistenze agli antibiotici hanno superato il 90 per cento.

"Con grande soddisfazione, oggi che questo studio è concluso, il primo in Europa di questo genere e di queste proporzioni, possiamo offrire al Servizio Sanitario Italiano uno strumento utile sia dal punto di vista terapeutico che per l’elaborazione di strategie di politica sanitaria" – afferma il Presidente dell’ISS Enrico Garaci – "I risultati di questo studio, durato ben due anni e nel quale sono stati investiti 2,5 milioni di euro, permettono, infatti, di avere a disposizione uno strumento di controllo dell’antibiotico resistenza, che può far dimezzare i costi di questo genere di infezioni stimati intorno ai 200 milioni di euro l’anno in Italia. Questo è un esempio di come una collaborazione tra un ente di ricerca pubblico e un’importante azienda farmaceutica possa costituire un valido contributo sia per la razionalizzazione della spesa sanitaria che per la tutela della salute pubblica".

Obiettivi che la Pfizer condivide pienamente, "perché crede fortemente nella partnership dell’industria privata con le istituzioni e i vari interlocutori del mondo della salute" – ribadisce Marco Zibellini, Direttore Medico di Pfizer Italia – "Ci occupiamo di ricerca clinica da oltre 150 anni, ma è diventato ormai per noi un impegno altrettanto imprescindibile dedicarci a studi finalizzati che forniscano alle pubbliche autorità strumenti per valutare interventi e scelte. In questa logica è nata l’adesione anche all’altro progetto promosso insieme al Ministero della Salute e che entro fine anno fornirà una fotografia della condizione dell’anziano fragile. E non ci fermeremo a metà strada: Pfizer, infatti, intende proseguire nel suo sostegno al progetto di ricerca sulle infezioni batteriche anche per il prossimo biennio".

Lo studio "Patologie Gravi e Farmacoresistenza", che viene presentato oggi all’ISS, ha consentito la creazione di una banca dati dei patogeni che circolano nel nostro Paese e dei fenomeni di resistenza alle terapie, a disposizione adesso di tutti gli operatori sanitari pubblici e di quanti vogliano contrastare una delle più gravi minacce alla salute pubblica oggi esistenti. "Ogni operatore sanitario, ogni ospedale, e soprattutto ogni terapia intensiva può da adesso disporre di dati che gli consentono di conoscere i germi più comunemente causa di infezioni gravi nel proprio ospedale e di mirare la scelta di una corretta terapia antibiotica" – afferma Antonio Cassone, coordinatore del progetto e Direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’ISS – "Ogni medico può, infatti, oggi mettersi in contatto con l’ospedale che ha partecipato allo studio nella propria area geografica e acquisire le informazioni corrette sui batteri resistenti agli antibiotici per poter migliorare il proprio approccio terapeutico".

Uno strumento tanto più importante quanto più il fenomeno dell’antibiotico resistenza ha assunto anche nel nostro Paese una consistenza e una diffusione allarmanti perché aumenta la morbilità e la mortalità dei pazienti ospedalizzati. "Per alcune infezioni dovute a germi multiresistenti come, per esempio, lo Stafilococco, la morbilità può essere addirittura raddoppiata" – continua Cassone – "Questa banca quindi, oltre a fornire informazioni assai rilevanti dal punto di vista scientifico sulle patologie infettive gravi e le loro cause offre anche informazioni utili immediatamente utilizzabili e disponibile per la pratica clinica quotidiana".
Il progetto ha scattato un’istantanea della situazione nei nostri ospedali e nelle nostre comunità.

"Circa un terzo di tutti i ceppi isolati di Enterobacter, uno degli agenti più comuni nelle sepsi ospedaliere, è resistente alle cefalosporine e ai fluorochinoloni, mentre in batteri quali lo Stenotrophomonas e l’Acinetobacter, frequenti "visitatori" dei reparti di terapia intensiva, la resistenza a penicilline, fluorochinoloni, e imipenem può arrivare a più del 90 per cento" – afferma il professor Giuseppe Nicoletti, ordinario di microbiologia dell’Università di Catania – "Se da un lato i risultati di questo studio costituiscono fonte di preoccupazione e di allerta, dall’altro suggeriscono chiaramente su quali settori bisogna agire subito".
Non sono, infatti, poche le strade da percorrere.

"Innanzitutto occorre attivare i comitati di controllo delle infezioni ospedaliere, il cui compito è quello di monitorare costantemente l’impiego corretto degli antibiotici e la diffusione dei patogeni principali" – conclude Antonio Cassone – "In secondo luogo, è necessario assicurare la corretta prescrizione delle terapie antibiotiche da parte dei medici di medicina generale. In terzo luogo, si rende evidentemente necessaria la scoperta di nuove armi in grado di contrastare le infezioni e, a tal proposito, la diffusione della pratica vaccinale deve essere incrementata e migliorata, mentre è compito della ricerca trovare nuovi vaccini e mezzi immunoterapici. In quest’area, proprio l’esperienza del nostro progetto documenta la necessità di un impegno condiviso tra settore pubblico e privato nella ricerca di nuovi farmaci.

E’ necessario infine che la sanità pubblica incoraggi tutte le forme di educazione al corretto uso degli antibiotici non solo per il personale sanitario, ma anche per i cittadini stessi, nella consapevolezza che gli antibiotici, a differenza degli altri farmaci, non sono farmaci "individuali", bensì "societari", nel senso che l’uso nel singolo paziente influenza profondamente ciò che può succedere nella collettività in cui vive: la famiglia, l’ospedale, la comunità".


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


 

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)