E’ in libreria il testo "La Costituzione aggredita" curato dal professore Leopoldo Elia, ex presidente della Corte Costituzionale, edito nella collana Arel-Il Mulino. La presentazione del libro si è svolta questa mattina a Roma introdotta da Enrico Letta, europarlamentare della Margherita, che esprimendo soddisfazione per il lavoro dell’autore, ha sottolineato la coincidenza di esso con gli ultimi giorni per la raccolta delle firme per il referendum costituzionale.

Prima viene la Costituzione; poi, eventualmente, l’ingegneria costituzionale. L’Autore, già presidente della Consulta, lo ricorda preoccupato a lettori ed elettori di fronte al processo di revisione costituzionale voluto dal centrodestra. All’orizzonte il prevedibile ricorso al referendum oppositivo, secondo quanto disposto dall’art. 138 della Costituzione. Proprio nella prospettiva di una consultazione popolare, Leopoldo Elia lancia l’allarme. Spiega e rispiega, cioè, che la controriforma della Cdl rischia di compromettere anche la prima parte della Costituzione, quella che tutela i diritti fondamentali di tutti.

Nel suo volume il professore Elia cerca di sciogliere alcuni dubbi che hanno animato la riforma. Innanzitutto – spiega il professore – c’è forte confusione circa la forma di federalismo e premierato che si prospetta. L’idea del "Sindaco d’Italia" ovvero di applicare a livello nazionale la stessa procedura di elezione del sindaco e del presidente della Regione di grandi città trascura un’impostazione fondamentale ovvero la differenza sostanziale di competenze tra consiglio comunale o regionale e Parlamento che è chiamato ad esprimersi – come è noto – su grandi questioni.

L’altra grande distorsione – continua Elia – è la sfiducia costruttiva interna alla maggioranza ovvero la possibilità che viene data alla maggioranza di cambiare il suo leader anche "in corso d’opera". Partendo da un omaggio alla flessibilità, si è caduti "dalla padella alla brace", spiega il professore, "perché con un espediente perverso si è legata questa sfiducia ad una condizione di impossibilità perché ciò possa avvenire." La sfiducia interna , infatti – continua Elia – si produce solo se la "rivolta" raggiunge la metà più uno del numero dei componenti dal Parlamento pari a 316 voti. Ciò, a meno di una improvvisa follia dei deputati – conclude Elia – rende impossibile la messa in gioco della responsabilità del Primo Ministro.

Per ulteriori informazioi visita il sito internet di Arel.


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