Non solo caro benzina: anche il gas e l’elettricità stanno aumentando sensibilmente di prezzo e i consumatori devono fare i conti con le stangate di inizio anno. Il primo trimestre 2006 comincia decisamente in salita, con una bolletta del gas più cara del 0,7% e quella dell’elettricità del 2,5%, rispetto al trimestre precedente. Help Consumatori ha intervistato Ennio Fano, Responsabile Politiche Ambientali dell’Enel, per sapere cosa intende fare il più grande produttore di energia in Italia per fronteggiare le sempre più frequenti impennate dei prezzi.

D. Che cosa si può fare per ridurre la bolletta agli italiani?

R. Partiamo da un dato economico: la tecnologia attuale consente di produrre un Megawattora con 20 euro utilizzando l’idroelettrico: si spendono 25 euro con il nucleare, 40 con il carbone, 55-60 con i moderni cicli combinati a gas, 80 con l’olio combustibile. In Europa (EU a 15 Stati) c’e’ il seguente mix produttivo; 33% nucleare, 14% rinnovabili, 19% gas, 28% carbone, 6% olio. Enel sta investendo 7 miliardi di euro tra il 2005 e il 2010 per avvicinare il suo mix al resto d’Europa, tenuto conto del fatto che il nucleare è vietato in questo Paese. Al 2004 il nostro mix era formato per il 38% da olio, 18% da gas, 22% da carbone e 22% da rinnovabili. A fine 2010, se i vari iter autorizzativi non subiranno intoppi, ci libereremo dalla schiavitù del petrolio eliminando l’olio (1%), e sostituendolo con carbone per oltre il 40%, il gas per circa il 25% e le rinnovabili per oltre il 30%. Come si vede, puntiamo sul carbone e sulle rinnovabili. Ridurremo la bolletta degli italiani abbattendo i costi di produzione e svincolandoci dal petrolio. Il carbone si trova in più di 100 Paesi nel mondo, costa meno, ed è facilmente trasportabile.

D. L’Enel è molto interessata al carbone come scelta economica per produrre elettricità. Magari l’impatto sulle bollette potrebbe anche essere positivo, ma troppo carbone porterebbe l’Italia oltre i parametri fissati da Kyoto, esponendo il paese alle salatissime multe per gli eccessi di emissioni e vanificando il vantaggio di bollette meno care…

R. Premesso che tutti gli impianti Enel "girano" nel pieno rispetto della normativa europea e nazionale, la riconversione a carbone consentirà ad Enel di ridurre le emissioni di CO2. Gli impianti ad olio producono 740 grammi di CO2 per Kilowattora: essi verranno sostituiti con cicli combinati a gas e carbone, che emettono rispettivamente 360 e 770 gCO2/KWh. Complessivamente, sommando gas e carbone, Enel ridurrà le proprie emissioni specifiche a 510 gCO2/KWh nel 2006 (-20% rispetto al 1990). Attenzione, c’è di più: gli inquinanti come SO2, NOx e le Polveri si riducono di quattro volte nel passaggio da olio a carbone pulito (adozione di caldaie "ultrasupercritiche" che consentono maggiore efficienza, filtri a manica, e cristallizzazione delle acque di spurgo). Queste tecnologie innalzano il rendimento netto degli impianti dal 38% ad olio al 45% con il carbone, riducendo la quantità di combustibile necessaria a produrre lo stesso quantitativo di energia. Anche per questa ragione, tornando alla CO2, Enel è – e sarà – in linea con i tetti fissati da Kyoto.

D. L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha più volte messo in discussione l’Enel (ma anche l’Eni) per una posizione sul mercato ritenuta eccessivamente forte, nonostante la legge sulla liberalizzazione dell’energia

R. Tre dati per chiarire l’aspetto. Primo: oggi l’Enel produce poco più del 30% dell’energia consumata in Italia, quando nel 1996 aveva l’80%. Secondo: nel nord del Paese, il cuore industriale dell’Italia, EdF e Edison commercializzeranno il 40% del fabbisogno di elettricità stimato nel 2007 contro il nostro 23%. Enel non può costruire centrali in Italia, mentre di qui al 2007 i concorrenti di Enel avranno completato la costruzione di 12.000 MW di nuova potenza istallata (già autorizzata). E terzo: nel 1996 Enel era la seconda utility d’Europa dopo EdF. Oggi, dopo la cessione forzata delle Genco, è quarta essendo stata superara dalle tedesche E.On e RWE.

D. Se in Spagna L’OPA di Gas Natural su Endesa avrà successo, finiremo al quinto posto. Tutto ciò è utile per i consumatori? Secondo molti pareri i rigassificatori potrebbero contribuire notevolmente alla riduzione del prezzo del gas. L’Enel è interessata in queste tecnologie?

R. Sì. Da tempo Enel dice che i rigassificatori sono la soluzione che permette al Paese di diversificare gli approvvigionamenti. La recente crisi russo-ucraina ha drammaticamente messo in evidenza che l’Italia dipende da pochi fornitori (principalmente Russia e Algeria) che hanno il potere di "fare" il prezzo. L’Italia importa 26 miliardi di metri cubi anno dall’Algeria, 8 dalla Libia, 16 dal Mare del Nord (capacità 17) e 24 dalla Russia (capacità 26, di cui l’80% passa dall’Ucraina). La produzione nazionale (dato stimato del 2005) si attesta intorno ai 12 miliardi di mc. A cui si aggiunge la capacità di rigassificazione di Panigaglia (Snam) 3,5 miliardi di metri cubi. Siamo vulnerabili. I francesi hanno due terminali per importare gas via nave, proveniente dunque da qualsiasi parte del mondo, capaci di 16 miliardi di metri cubi l’anno. Gli spagnoli ne hanno quattro, per 30 miliardi di mc/a. In Italia, abbiamo visto, ne esiste uno solo, e piccolo. A titolo di cronaca, Enel è costretta ad importare 4 miliardi di metri cubi di gas l’anno dalla Nigeria via Francia: lo rigassificano i francesi che poi lo fanno entrare in Italia attraverso i tubi della Snam. Il costo aggiuntivo di questo "giro" è a carico dello Stato sotto forma di stranded costs – investimenti che Enel fece quando era ancora al 100% pubblica. Questo è accaduto perchè quando Enel firmò il contratto con la Nigeria, negli anni ’90, doveva essere costruito un terminale di rigassificazione a Montalto di Castro. Ma non se ne fece nulla, e ancor oggi paghiamo quelle scelte. Occorrono rigassificatori per diversificare le fonti di approvvigionamento del Paese e moltiplicare i Paesi fornitori di combustibile.

a cura di Eugenio Orsi

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