Parte a Roma un progetto-pilota del Ministero della Salute, per verificare l’efficacia della prevenzione dell’arresto cardiaco, con defibrillatori a bordo di taxi urbani. Si tratta di un’iniziativa che assume estrema importanza, alla luce dei numeri. Ogni anno, infatti, l’arresto cardiaco colpisce 50.000 persone, solo il 2% delle quali sopravvive: una quota significativa (fino al 30%) di questi decessi è prevenibile con la defibrillazione cardiaca.

Il progetto è sviluppato con la Società URI-Taxi 3570, l’ARES, l’Agenzia Regionale Emergenza Sanitaria 118 del Lazio, la ASL RM/A (reparto di Cardiologia dell’Ospedale San Giacomo) e l’Associazione Insieme per il Cuore Onlus, che già hanno esperienza di defibrillazione con il progetto Tridente Vita. Il Ministero della Salute sostiene finanziariamente il programma e partecipa alle attività di monitoraggio.

"Abbiamo deciso di sostenere questo progetto – spiega il ministro della Salute, Francesco Storace – perché l’intervento immediato, nei casi di arresto cardiaco, è decisivo per salvare vite umane. E la collaborazione con tassisti, in questo ambito, può rivelarsi fondamentale. Ovviamente, i tassisti volontari si sottoporranno a uno specifico addestramento, al termine del quale saranno installati 80 defibrillatori sui taxi del 3570, cui perverranno le chiamate di emergenza da parte del 118, che riceve le richieste dei cittadini. La presenza costante delle macchine sul territorio dovrebbe rendere disponibile l’intervento di defibrillazione entro pochissimi minuti dalla chiamata al 118, con un’elevata capacità di prevenire la morte cardiaca. Si tratta di una sinergia innovativa, alla quale il Ministero ha ritenuto di dover dare il suo pieno contributo".
La conduzione tecnico-scientifica del programma, che sarà operativo già dal mese di marzo di quest’anno, è affidata alla Cardiologia dell’Ospedale San Giacomo ASL RM/A in continua sintonia con l’ARES. E’ prevista un’intensa attività di monitoraggio dei processi e dei risultati, così da consentire una valutazione scientifica già a sei mesi dall’inizio del progetto. Un comitato scientifico valuterà, poi, i dati raccolti. Se i risultati raccolti saranno positivi, si proporrà l’estensione dell’esperienza sul territorio nazionale.

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