La terapia oncologica fa passi da gigante, anche nei costi però: con i nuovi farmaci, a fronte di una maggiore sopravvivenza, negli ultimi sei anni il costo della terapia è aumentato di 888 volte. Il problema va affrontato, con le autorità regionali e con quelle nazionali. Ne ha parlato oggi Alberto Scanni, coordinatore lombardo dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel corso di un convegno dal titolo "Nuovi farmaci, vecchi problemi". "Grazie alla ricerca, oggi possiamo contare su cure potenzialmente molto efficaci – ha detto Scanni – ma la situazione economica è molto critica e potrebbe metterci di fronte a scelte che nessun medico vorrebbe mai fare". Rispetto ai vecchi chemioterapici, le nuove terapie mirano a specifici bersagli molecolari legati al profilo genetico del paziente. Si tratta di terapie personalizzate che hanno una maggiore efficacia di azione e minori effetti collaterali, ma a fronte di un costo molto più alto (appunto 888 volte quello delle terapie tradizionali). Queste terapie non sono efficaci però per tutti i pazienti. Diversamente gli studi mettono in evidenza come gli anticorpi monoclonali ottengano benefici solo contro certi tipi di tumore e a certi stadi della malattia: negli altri casi sono inutili. Non sempre, perciò, il farmaco innovativo è più efficace di quello tradizionale. Per questo, ha spiegato Scanni, "visto che una terapia biologica per un carcinoma mammario costa fino a 30.000 euro a paziente, per evitare sprechi è indispensabile individuare i pazienti che sicuramente beneficeranno della cura, così come è importante informare correttamente i malati".

L’incidenza dei tumori cresce con l’invecchiamento della popolazione: saranno quindi sempre di più i malati che potranno avere benefici dalle terapie biologiche. "Non possiamo quindi farci trovare impreparati – ha aggiunti Scanni – o, peggio, obbligati a curare con farmaci vecchi quei pazienti che hanno la sventura di ammalarsi a novembre, invece che a gennaio, quando i budget sono esauriti".Infatti se già lo scorso anno un oncologo italiano su due (il 53%) rispondendo a un sondaggio dell’AIOM, si diceva condizionato dal bilancio economico del proprio ospedale nella scelta dei farmaci più innovativi, la situazione oggi si è aggravata: sono diventati otto su dieci (83%) gli oncologi che "confessano" il proprio disagio per i budget di spesa, che potrebbero pregiudicare l’accesso alle nuove terapie per gli oltre 292 mila italiani (oltre 41 mila nella sola Lombardia) che ogni anno vengono colpiti da un tumore.

Per questo, "auspichiamo – ha detto Scanni – un confronto con le istituzioni per trovare possibili soluzioni: una di queste – la stiamo gia discutendo con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e con la Regione Lombardia – è quella di escludere dai DRG (i rimborsi per prestazione, ndr) i farmaci innovativi, creando un fondo speciale distinto dai costi dell’attività clinica. Uno scorporo da molto tempo attivo in Sicilia e da poco introdotto nel Lazio". Secondo Scanni, gli oncologi dell’AIOM "devono sia l’appropriatezza delle somministrazioni per evitare inutili sprechi, sia un’informazione corretta al paziente sulla scelta della terapia. Per questo – ha concluso – bisognerà investire nei laboratori, perché siano in grado di selezionare bene i pazienti suscettibili di avere un beneficio reale dai nuovi farmaci".

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