A volte ritornano. Stiamo parlando delle caraffe filtranti che da maggio sono finite nel mirino delle Procure di Roma e Torino. Il tutto è iniziato con un esposto di Mineracqua nel quale si sosteneva, sulla base di analisi svolte dall’Università La Sapienza, che l’acqua dopo il passaggio nei filtri a carboni attivi, diventava "non più potabile", "depauperata di elementi nutritivi", contaminata con la "presenza di corpi estranei". Il dato di fatto, però, è che queste caraffe hanno trovato il consenso dei consumatori: secondo una rilevazione GfK, infatti, in Italia nel 2010 sono state vendute 820.000 brocche filtranti, tendenza in crescita visto che nel bimestre gennaio-febbraio 2011 si è registrato un aumento delle vendite del 71% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Vale la pena approfondire il discorso e lo abbiamo fatto chiamando in causa una delle maggiori aziende produttrici, la Brita, per ascoltare anche un altro punto di vista. A rispondere alle nostre domande è Alessandro Storti, Marketing Manager di Brita Italia.

La rivista ’60 millions de consommateurs’, il mensile francese di test comparativi, tramite test specifici condotti in laboratori specializzati, ha valutato sia la capacità di filtrazione di differenti sostanze (metalli, nitrati, nitriti e minerali) sia l’eventuale rilascio di sostanze contenute nel filtro. Nel complesso, i risultati dicono che effettivamente filtri e brocche mantengono la loro promessa principale, cioè quella di trattenere il cloro, migliorando ove necessario il sapore dell’acqua di rubinetto. Meno efficienti, e in alcuni casi proprio scadenti, invece, le prestazioni per quanto riguarda le altre sostanze, come zinco, arsenico, magnesio, calcio. Pollice verso, infine, rispetto al rilascio di componenti dei filtri da parte delle brocche.

Condivide i risultati del sondaggio?

Complessivamente i risultati emersi incontrano la nostra soddisfazione, soprattutto per ciò che riguarda la capacità delle caraffe di filtrare il cloro, eliminando in tal modo il sapore, talvolta sgradevole, dell’acqua del rubinetto.

A tale riduzione del cloro si aggiunge poi, grazie all’azione delle nostre caraffe, una riduzione del calcare rispetto alla quantità presente nell’acqua del rubinetto e una diminuzione della percentuale di rame e piombo che può derivare da alcuni rubinetti di casa.

Relativamente alla filtrazione dei nitrati, è importante precisare che le caraffe non sono progettate per trattenere né i nitrati, né l’arsenico, ragione per cui BRITA non afferma di ridurre tali sostanze: un test finalizzato a verificare il livello di riduzione di queste componenti non è pertanto applicabile a questi prodotti.

La funzione dei nostri filtri, infatti, non è quella di trattare l’acqua proveniente da una fonte dalle dubbie condizioni igieniche al fine di trasformarla in acquapotabile di qualità, bensì quella di ottimizzare l’acqua del rubinetto erogata dall’acquedotto in una condizione tale da non comportare alcun rischio per la salute.

In linea generale, comunque, l’acqua del rubinetto soddisfa i rigorosi criteri qualitativi dell’acqua potabile.
In merito alla diminuzione della percentuale di calcio e magnesio che deriva dalla filtrazione dell’acqua, è bene ricordare che l’acqua non assume un ruolo decisivo nell’assunzione quotidiana di tali sostanze. Per tale scopo, il principale contributo è dato da alimenti come il latte e i latticini, così come da alcuni vegetali.
Riguardo, infine, alle sostanze rilasciate dai filtri, è importante ricordare che i filtri BRITA rilasciano, specialmente all’inizio, minime quantità di argento, ammonio e potassio, per ragioni tecniche e igieniche; l’argento e l’ammonio non recano problemi, il potassio è addirittura benefico.

Come risponde alle accuse della Procura di Roma e di Torino?

Non abbiamo informazioni dettagliate in merito all’origine degli accertamenti in atto. Stiamo lavorando in stretta collaborazione con le Autorità e intendiamo procedere su questa strada finché tutto non sarà chiarito, restando naturalmente sempre a completa disposizione delle Autorità stesse per qualunque informazione o verifica dovesse risultare utile.

La nostra società investe più del 5% del proprio fatturato annuale in Ricerca & Sviluppo, un ambito in cui è attivo uno staff di 50 persone. Ciò garantisce l’idoneità dei nostri prodotti ad essere commercializzati nonché la loro sicurezza, confermata da diversi test condotti da Università e altri Istituti indipendenti.

La validità e la sicurezza dei nostri prodotti sono del resto certificate, in Germania e Austria, dalle autorità sanitarie competenti e da altri istituti specializzati; a ciò si aggiunge che tutti i materiali impiegati nei nostri filtri sono testati secondo i requisiti stabiliti a livello europeo. La conformità dei nostri prodotti con la legislazione sopra citata è confermata anche da istituti indipendenti come il tedesco TUEV-SUED e l’italiano TIFQ.

E’ comunque importante considerare che, a dare il via alla catena di eventi di questi mesi, non è stata un’istituzione indipendente o un’autorità pubblica, bensì Mineracqua, Associazione che rappresenta gli interessi dei produttori italiani di acque minerali in bottiglia, i quali vedono nel successo dei filtri un diretta minaccia al proprio business. Lasciamo ogni interpretazione di ciò ai consumatori.

Quali i punti salienti emersi dal parere del Consiglio Superiore di Sanità? Siete venuti in possesso dei risultati dei test svolti dall’Istituto?

Non siamo ad oggi in possesso dei risultati dei test svolti dal Consiglio Superiore di Sanità. Abbiamo tuttavia ricevuto un riscontro di cui siamo molto soddisfatti: lo scorso 14 giugno, infatti, la Sezione III del Consiglio Superiore di Sanità ha stabilito, dopo accurate verifiche, come "dall’utilizzo delle caraffe filtranti non risulti alcun effetto negativo sulla salute".

di Valentina Corvino


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