In Italia ogni anno ci sono circa 200 mila casi di infarto e di questi pazienti la meta’ muore prima di arrivare in ospedale. Secondo quanto emerso al 66/o congresso della Societa’ Italiana di Cardiologia in corso a Roma, la mortalita’ in ospedale e’ passata dal 30% al 10% in 10 anni: chi viene soccorso in tempo si salva in 9 casi su 10. Al Congresso e’ stato ribadito che per abbattere la mortalita’ occorre intensificare la preparazione dei medici generici e disporre di defibrillatori. Per questo motivo a partire dal prossimo gennaio, negli aeroporti italiani sbarcheranno gli strumenti salvavita: si tratta dei defibrillatori, per intervenire tempestivamente in caso di un infarto o di altri eventi cardiaci improvvisi. Si inizia dall’hub varesino di Malpensa, che aprirà la strada a tutti gli altri principali aeroporti del Paese. L’unico rimedio per scongiurare questi decessi che possono essere dovuti a varie cause, anche genetiche, e’ posizionare i defibrillatori nei luoghi piu’ affollati come gli aeroporti. L’Italia in questo senso e’ in ritardo, infatti questi strumenti sono gia’ negli aeroporti di importanti capitali europee (Londra, Francoforte, Stoccolma, Parigi, Vienna) e del mondo (negli Usa c’e’ un defibrillatore ogni 90 secondi di cammino).

E per correre ai ripari i primi 23 saranno installati a Malpensa, automatici e completi di istruzioni in tempo reale. Seguiranno poi Linate, Bergamo e Roma Fiumicino. L’importanza di questi strumenti, hanno spiegato gli esperti, si evince dalla bassissima sopravvivenza a questi gravi eventi cardiaci improvvisi: infatti solo l’1-2% di ‘fortunatissimi’ si salvano perche’ casualmente vicini a strutture ospedaliere o di soccorso. Tutti gli altri hanno poche speranze a meno che, hanno concluso gli esperti, non ci sia un defibrillatore disponibile, cosa che fa salire la sopravvivenza al 20-40%, o addirittura al 75% se c’e’ anche sul luogo personale ben addestrato a usare lo strumento.

 

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