Dieci secondi sono sufficienti per valutare le capacità uditive, anche in un neonato di pochi giorni di vita. L’Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Consiglio nazionale delle ricerche ha infatti messo a punto una tecnologia per la diagnosi precoce della sordità neonatale e infantile, che sarà al centro del convegno ‘Mai più bambini sordomuti – Sordità, una disabilità superabile’ a Milano, sabato 25 febbraio, presso l’Assolombarda.

Come funziona questa tecnologia? "L’orecchio interno – spiega il professor Ferdinando Grandori, direttore dell’Isib-Cnr e presidente dell’Associazione per la ricerca sulla sordità infantile (Arsi) – non solo traduce il suono in impulsi elettrici che si propagano lungo le fibre nervose, ma genera a sua volta segnali acustici, chiamati otoemissioni. E gli strumenti realizzati dall’Istituto Cnr consentono di registrare queste emissioni anche nei neonati". La diagnosi precoce della sordità permette quindi di poter intervenire tempestivamente. "Entro quattro mesi dalla nascita si riesce a mettere in opera l’intervento per risolvere il problema uditivo del neonato – continua Grandori – dalla protesi acustica a quant’altro ritenuto più appropriato".

La sordità interessa due-tre bambini su mille e può produrre effetti devastanti, soprattutto se il danno si manifesta alla nascita o prima di iniziare a parlare. "La diagnosi, infatti, avviene quasi sempre intorno ai due-tre anni, quando si manifestano in modo evidente gli effetti prodotti dalla perdita uditiva – spiega Grandori – A questo punto può essere troppo tardi. Occorre invece intervenire nel primo anno di vita".

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