Obesità: in alcune parti dell’Unione Europea è responsabile anche del 10-13% dei decessi. E alimenta la spesa medica nazionale per una percentuale che varia dal 2% all’8%. Si tratta di un problema che investe anche i Paesi in via di sviluppo, caricati a loro volta di un "doppio fardello": da un lato la sottoalimentazione, dall’altro l’adozione di diete occidentali e di stili di vita sedentari. Sono i dati resi noti dalla Fao durante una riunione internazionale cui hanno partecipato rappresentanti dei settori agricoli, alimentari e nutrizionali dei Paesi membri e gli uffici regionali europei dell’Oms e della Fao.

In Europa l’obesità è responsabile del 2-8% della spesa medica nazionale e, in alcune parti dell’Unione Europea, anche del 10-13% delle morti, valore molto più alto che in qualsiasi altra parte del mondo. Il problema però non riguarda solo l’Europa. L’Oms ha infatti stimato, nel periodo 2000-2002, la presenza di 300 milioni di adulti obesi nel mondo, di cui 115 milioni che soffrono di malattie connesse con l’obesità nei Paesi in via di sviluppo. In questi Paesi il fenomeno dipende dall’adozione di diete occidentali e di regimi di vita sempre più sedentari, che produce quello che la Fao definisce il "doppio fardello": la sottoalimentazione da una parte e l’obesità dall’altra. Secondo le stime della Fao, per lo stesso periodo monitorato dall’Oms, ci sono al mondo 852 milioni di persone cronicamente sottoalimentate. Sono invece colpiti dall’obesità soprattutto i settori poveri della società. E le conseguenze di lungo periodo riguardano soprattutto i bambini. L’iniziativa congiunta Oms-Fao intende facilitare il dialogo tra il settore agricolo e quello della salute per identificare politiche di sostegno per migliorare l’alimentazione e combattere l’obesità.

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