I farmaci antivirali comunemente usati per la prevenzione e la cura dell’influenza non hanno un effetto significativo sulla sindrome influenzale, né sono in grado di prevenire l’infezione. A rivelarlo è uno studio finanziato dalla Regione Piemonte, con il contributo del Ministero della sanità del Regno Unito, e realizzato da un gruppo di ricercatori coordinati dagli epidemiologi Vittorio De Micheli eTom Jefferson, presso il Centro di riferimento regionale di epidemiologia delle malattie infettive di Alessandria.

Pubblicata a partire da domani sul sito della prestigiosa rivista scientifica "The Lancet", la ricerca ha avuto come obiettivo quello di valutare l’efficacia degli antivirali nei confronti dell’influenza, della sindrome influenzale e delle complicazioni. In più, sono stati esaminati i loro effetti sulla escrezione virale, quale indicatore della capacità del farmaco di interrompere la trasmissione della malattia, elemento fondamentale per il suo eventuale utilizzo durante una pandemia.

Nel loro compito, i ricercatori hanno preso in considerazione i dati di oltre 50 indagini pubblicate nell’arco degli ultimi 40 anni e riguardanti sia gli antivirali classici (Amantadina e Rimantadina) sia i moderni inibitori della neuraminidasi (Zanamivir – Relenza e Oseltamivir – Tamiflu). Tutti gli studi esistenti in materia (pubblicati e non) sono stati identificati, la loro qualità scientifica è stata valutata e i risultati sono stati sintetizzati tramite apposite tecniche statistiche chiamate "metanalisi".

"La nostra ricerca – spiega De Micheli – ha evidenziato come le due classi di antivirali esaminate siano solo in grado di prevenire o alleviare i sintomi dell’influenza, ma non di prevenire l’infezione. Gli antivirali classici non bloccano la escrezione del virus dalle vie respiratorie del malato e quindi non interrompono la trasmissione. L’uso dell’Amantadina, inoltre, porta rapidamente allo sviluppo di ceppi virali resistenti. Quanto agli inibitori della neuraminidasi, il loro effetto di ridurre la quantitàdi virus escreto appare solo transitorio e scompare interrompendo il trattamento. Non dimentichiamo poi gli effetti collaterali: Amanatadina eRimantadina possono provocare allucinazioni e agitazione psicomotoria, mentre nel caso degli inibitori della neuraminidasi, pur meglio tollerati, si sono registrati episodi di nausea nell’uso dell’Oseltamivir".

L’assenza di effetto sulle sindromi influenzali contro-indica, quindi, l’utilizzo di questi farmaci nell’influenza stagionale. "In particolare – conclude De Micheli – sono da abbandonare Amantadina e Rimantadina. Vista poi l’incapacità degli inibitori della neuraminidiasidi interrompere completamente l’escrezione vitale, dovrebbe essere attentamente valutato il loro uso nel corso di epidemie e pandemie, per il rischio che i soggetti resi asintomatici dai farmaci continuino a disseminare il virus. E comunque, il loro utilizzo andrebbe sempre integrato con altre misure di sanità pubblica (isolamento, protezioni individuali, igiene personale, ecc.)".

 

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