Il diritto all’autodeterminazione nella fase terminale della vita da tempo divide l’opinione pubblica. Su tale argomento la Fondazione Veronesi ha voluto aprire ancora una volta la discussione organizzando a Roma una tavola rotonda, a cui hanno preso parte esponenti del mondo cattolico, giuridico e scientifico. Lo scopo che si prefigge il Comitato Scienza e Diritto della Fondazione Veronesi, presieduto da Maurizio de Tilla, Presidente della Cassa Forense, è quello di giungere all’istituzione del primo Registro in Italia per le volontà anticipate (detto anche testamento biologico).

"Non dobbiamo aspettare la prossima Eluana Englaro o un’altra Terry Schiavo per riaprire il dialogo sull’accanimento terapeutico e sul testamento di vita – ha dichiarato Umberto Veronesi. – Sfugge al legislatore che oggi il prolungamento o accorciamento della vita non sono valori in sé, ma lo sono proprio in quanto assecondano il proprio progetto di vita. La maggior parte dei malati e una percentuale sempre più alta di popolazione sana è favorevole al principio dell’autodeterminazione e ad un rapporto paritetico con il medico. Di fronte ad una medicina che estende sempre più le sue capacità tecniche, la gente sente il bisogno di riappropriarsi delle scelte che riguardano la propria esistenza e la sua qualità in ogni fase, compresa quella finale. Il percorso è iniziato con il consenso informato alle cure ed ha come tappa naturale il principio delle volontà anticipate da applicare quando, per motivi gravi di salute, non sia possibile farle valere di persona. Certo è un principio di responsabilità della vita che pare in contrasto con quello della sacralità della vita (Dio ci dà la vita e Dio ce la toglie). Forse questo è il grande dilemma. Che però non deve arenare l’iter legislativo, negando un principio che non è in discussione perché si basa sul diritto alla libertà personale riconosciuto dalla Costituzione".

Il testamento biologico non va confuso con l’eutanasia, ossia una esplicita richiesta da parte del malato di porre fine alla propria esistenza. Invece "attraverso il testamento biologico – commenta De Tilla – un individuo può liberamente indicare i trattamenti sanitari che intende ricevere o a cui intende rinunciare, nel caso non sia più in grado di prendere decisioni autonome. Il testamento di vita vuole colmare la frattura che la sopravvenuta incapacità dell’individuo determina nel rapporto con il sanitario ed è dunque uno strumento dell’autonomia dei malati. Nel nostro Paese non esiste una normativa sul testamento biologico, nonostante la presentazione di diversi disegni di legge. Siamo dunque in una situazione di vuoto normativo, affidata, a ben vedere, alla discrezionalità del medico, che a sua volta deve operare una scelta in scienza e coscienza, che la legge al momento non tutela. Pare quindi che nessuno in Italia sia in grado di assumersi la responsabilità di dare una risposta ad una domanda di giustizia che riguarda i diritti fondamentali dell’individuo. Per questo abbiamo pensato di creare un Registro Italiano per il testamento Biologico, su modello dei Living Will Registry americani, di cui si farà garante il Comitato di giuristi che condividono gli obiettivi della Fondazione".

I giuristi intervenuti all’incontro hanno ribadito che il diritto all’autodeterminazione e dunque il rifiuto a trattamenti sanitari non graditi è "l’esercizio del diritto alla salute dichiarato all’articolo 32 della Costituzione italiana, che può consistere, nel caso di adulti, anche nell’esercizio negativo del diritto", come ha dichiarato il Professore Guido Alpa. Secondo il parere del ProessorePietro Rescigno, il testamento biologico può anche essere tecnicamente già considerato valido nel ordinamento italiano, ad esempio sotto il profilo della tutela della privacy e del potere di autoderminazione.

"Nei Paesi dove il testamento biologico ha una sua normativa – conclude Veronesi – l’adesione della popolazione è forte. Negli Stati Uniti si parla del 15% della popolazione. In Germania, dove la legislazione è più recente, siamo già fra l’8 e il 10%. Le previsioni per l’Italia sono difficili, ma vale la pena ricordare che non più di un mese fa l’Eurispes ha diffuso i risultati di un sondaggio sull’eutanasia – che è una scelta ben più controversa rispetto al testamento biologico – in base al quale in Italia i cattolici sarebbero per il 38% favorevoli e per il 48% contrari. Fra i non cattolici il 69% si è dichiarato favorevole e il 18,6% contrario, con una percentuale generale di indecisi di poco più del 12%."

La Fondazione Veronesi ha elaborato una pubblicazione sul testamento biologico, il cui testo è anche disponibile sul sito www.fondazioneveronesi.it.

 

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)