Il 10 gennaio prossimo compirà un anno la legge Sirchia. Il primo bilancio della legge sul divieto di fumo pare essere ampiamente positivo e condiviso da consumatori, esercenti e sostenitori dei diritti dei non fumatori. Solo i tabaccai sembrano non essere d’accordo e lamentano una crisi del settore: il consumo di sigarette ha infatti subito un calo da capogiro, in quattro mesi e’ passato da 35 a 28 milioni di tonnellate.

Un anno fa, infatti, gli italiani hanno dovuto rinunciare al rito della sigaretta davanti al caffe’ all’interno dei locali italiani, mantenendo cosi’ il ”vizio” del fumo solo all’aperto. E’ infatti entrata in vigore la legge n.3 del 2003 che porta il nome dell’allora ministro della salute Girolamo Sirchia (oggi sostituito da Francesco Storace) che, da medico ha condotto una strenua battaglia perche’ venissero approvate le nuove regole. Fumare nei locali e’ diventato possibile solo in quegli esercizi che si sono nel frattempo dotati di apposito impianto di aerazione. Oltre ad interessare anche scuole, uffici e ospedali dove il divieto di fumo era gia’ in vigore, il provvedimento si e’ esteso ai bar, ai ristoranti, agli alberghi, alle sale d’attesa nelle stazioni, ai compartimenti ferroviari riservati ai non fumatori, ai cinema, teatri, musei e biblioteche.

Ad un anno di distanza i primi ad essere soddisfatti sono gli stessi esercenti. ”Il bilancio di un anno di divieto di fumo nel nostro Paese – dichiara Di Sommariva, Direttore Generale della Federzione italiana pubblici esercizi Fipe-Confcommercio – e’ sicuramente positivo per l’insiemedei locali pubblici italiani che solo in alcuni specifici segmenti hanno sofferto un calo di clientela”.

”Clienti ed esercenti si meritano un bel dieci in condotta -riferisce l’associazione di categoria – per come hanno saputo affrontare regole nuove che miravano a cambiare i comportamenti delle persone con l’obiettivo da noi sempre sostenuto di tutelare la salute di tutti : clienti, esercenti, lavoratori. Nulla si sa, invece, dell’impatto della legge in tutti quei luoghi sottoposti al divieto della legge ma nei quali e’difficile se non impossibile effettuare controlli (circoli privati, uffici e altri luoghi di lavoro)”.

Anche il Codacons, l’Associazione per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti econsumatori, si mostra soddisfatto. ”Possiamo affermare – riferisce il Presidente, Carlo Rienzi – che gli italiani ormai hanno accolto il divieto di fumo nei locali e non trasgrediscono piu’ la legge. Dobbiamo dire pero’ che molti consumatori ci segnalano che l’usanza di fumare la sigaretta alchiuso permane in molti uffici non aperti al pubblico e addirittura negli ospedali”.

Secondo le stime dell’associazione, a trasgredire la legge sono il 5% dei bar, l’8% dei ristoranti, il 15 % di discoteche e pub (soprattutto nei bagni), l’1% delle salebingo, il 3% degli ospedali, il 5% dei cinema (anche qui in bagni e corridoi), il 2% degli uffici pubblici e il 25 % di quelli privati. A quota 0% le banche egli uffici postali, i piu’ rispettosi della legge.

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