Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano costituisce per gli studiosi un "isolato genetico", ossia un’area di ricerca in cui la popolazione, a causa dell’isolamento geografico e della scarsa immigrazione, ha conservato nel corso dei secoli dei caratteri genetici omogenei e chiari. Lo studio di questi gruppi rappresenta un passo avanti per la prevenzione di alcune malattie diffuse quali tumori, Alzheimer, Parkinson, patologie cardiovascolari.

L’ultimo studio sul Dna degli abitanti del Cilento, ha portato alla scoperta di un nuovo locus genetico responsabile dell’ipertensione. Analizzando il Dna di 600 abitanti del paesino di Campora si è visto che la maggior parte degli abitanti si ritrova in un unico albero genealogico risalente al 1664, con pochissime immissioni dovute ad immigrazione. L’analisi del DNA ha poi dimostrato che l’attuale popolazione discende in realtà da appena 20 linee paterne e 17 linee materne. Il confronto fra dati genetici e parametri ematodinamici (in primis la misurazione della pressione arteriosa) ha poi consentito di individuare la nuova forma di predisposizione all’ipertensione, una delle principali malattie del nostro secolo.

La ricerca – presentata oggi a Napoli – è riportata sull’autorevole rivista Human Molecular Genetics, la principale del settore, che ne ha analizzato tutti gli aspetti scientifici. Pertanto se è vero che per limitare il rischio di contrarre un ictus o altre gravi malattie cardiovascolari è buona norma limitarsi nel fumo, nell’uso di bevande alcoliche e nell’assunzione di grassi animali, è altrettanto vero che questi accorgimenti da soli non bastano se si è geneticamente predisposti all’ipertensione. Questa scoperta, che pone l’Istituto napoletano in una posizione di rilievo a livello internazionale, apre adesso la strada alla ricerca di nuove cure.

Il Parco Genetico del Cilento e Vallo di Diano nasce nel 2000, dal "Progetto di ricerca multidisciplinare per lo studio delle popolazioni isolate" promosso dall’Istituto di Genetica e Biofisica ‘Adriano Buzzati-Traverso’ (IGB-CNR) di Napoli e co-finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania 2000-2006. Nei 12 comuni che aderiscono al progetto, la crescita lenta della popolazione originatasi da pochi fondatori e la mancanza d’immigrazione hanno fatto sì che gli attuali abitanti abbiano le caratteristiche tipiche degli isolati genetici.

"Quella del Parco genetico è la grande scommessa", osserva Maria Grazia Persico, ricercatrice dell’IGB-CNR di Napoli e responsabile del progetto, "che ha e avrà ricadute interessanti per il territorio: sia nel campo scientifico sia in quello della prevenzione. A differenza degli studi tradizionalmente svolti in laboratorio in cui i processi vengono simulati su cavie, la genetica di popolazione conduce le indagini direttamente sul territorio sottoponendo ad osservazione intere popolazioni ed interagendo con gli attori locali coinvolti nel progetto". Il Parco Genetico si configura come un territorio-laboratorio in cui si sviluppano attività di ricerca e si intraprendono azioni funzionali mirate alla partecipazione attiva delle comunità locali rendendole "protagoniste" del progetto.

Il programma in corso si sta confermando un importantissimo fattore di prevenzione per gli abitanti sottoposti ad indagine, che possono conoscere il proprio stato di salute e ricevere indicazioni terapeutiche da specialisti altamente qualificati.

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