I ricercatori del reparto di Ematologia dell’Ospedale Niguarda-Ca’ Granda di Milano e del dipartimento di Genetica Medica dell’Università Statale di Milano, a seguito di uno studio di due anni finanziato dalla regione Lombardia, hanno scoperto una nuova forma di leucemia. Oggetto della ricerca è stato il motivo per cui alcuni malati di leucemie "buone" non rispondessero positivamente alle normali terapie, con un esito finale per lo più negativo.

I ricercatori hanno individuato un gene (c-KIT), elemento strategico nella produzione del sangue, intervenendo nella proliferazione e nella differenziazione delle cellule del midollo osseo. Lo studio – si legge in una nota – ha dimostrato come una sua eventuale mutazione rende più aggressive e insensibili alle cure le cellule tumorali prodotte nel midollo, determinando il cattivo andamento di pazienti considerati normalmente "a buona prognosi". Questo permetterà da subito di identificare i malati di leucemia "buona" ad alto rischio e di mettere a punto una strategia di cura più efficace per ogni singolo caso.

La leucemia mieloide – conclude la nota – colpisce ogni anno nel nostro Paese 3-4 soggetti adulti ogni 100.000 abitanti. Ad oggi sono stati identificati più sottotipi di questa forma leucemica che necessitano di approcci terapeutici specifici e che hanno esiti differenti. Non tutte le forme leucemiche traggono vantaggio, infatti, dal trapianto autologo (dal paziente a se stesso) o allogenico (da un donatore, familiare o non). Quest’ultimo è riservato alle forme a più alto rischio. A tutt’oggi circa 4 pazienti su 10 ottengono la guarigione.

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