Essere vittime di un dolore cronico, invalidante, che compromette ogni sforzo per avere una vita normale, non deve essere per forza una condanna a cui rassegnarsi. Vivere senza soffrire inutilmente è oggi possibile ed è un diritto di tutti i cittadini accedere alle terapie idonee: l’incontro promosso da Donneuropee-Federcasalinghe Lombardia domani, 19 ottobre alle ore 16.00, presso la Sala Porta al Palazzo Stelline di Milano, si propone di presentare con semplicità e chiarezza un tema "difficle" e, spesso, trascurato, ma soprattutto, vuole essere un’occasione per acquisire maggiore consapevolezza e superare disorientamento e rassegnazione di fronte al problema del dolore cronico.

Relatori all’incontro, saranno il Dottor Paolo Mariconti, Terapista del dolore e Dirigente Medico di Anestesia e Terapia del Dolore presso Fondazione Policlinico Mangiagalli Regina Elena IRCCS di Milano, che illustrerà cosa si intende per dolore e come si affronta il dolore sul piano terapeutico e Francesca Moccia, responsabile nazionale delle campagne di Cittadinanzattiva -movimento di partecipazione civica attivo in Italia e in Europa che, con il Tribunale per i diritti del malato, promuove e sviluppa progetti legati al diritto alla salute e alle cure necessarie per tutelarla- che illustrerà le implicazioni sociali e culturali del problema e quanto i cittadini possono fare per affermare il loro diritto a vivere liberi dal dolore.

"Pregiudizi e rassegnazione lastricano la strada della terapia del dolore: un argomento ancora sottovalutato dalla medicina di base, per lo più evitato da chi ne soffre e, fino a poco tempo fa, trascurato da legislatori e istituzioni pubbliche -afferma il Dottor Paolo Mariconti- Se è vero, infatti, che ormai da anni la medicina e gli operatori sanitari sono impegnati per migliorare la qualità della vita a malati per i quali la diagnosi medica non lascia speranze, è altrettanto vero che la realtà attuale dei pazienti affetti da dolore cronico in Italia è ancora estremamente critica".

"Il dolore deve essere eliminato o, se non altro, attenuato in tutti i casi in cui sia possibile farlo, poiché incide pesantemente sulla qualità della vita -sostiene Francesca Moccia del Tribunale per i diritti del Malato-Cittadinanzattiva– l’ostacolo maggiore è rappresentato, ancora oggi, da pregiudizi di ordine culturale: è importante promuovere e stimolare un nuovo dialogo tra gli operatori del mondo della sanità e i cittadini, i quali devono vedersi riconosciuto un vero e proprio diritto a non soffrire inutilmente".

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