Dal 1999 al 2005, in Piemonte più di 2000 persone hanno scoperto di aver contratto l’infezione da Hiv/Aids. E, nonostante la tendenza alla diminuzione mostrata negli ultimi due anni, ancora nel 2005 sono stati diagnosticati 278 nuovi casi (196 uomini e 82 donne).
Sul territorio regionale piemontese, così come a livello nazionale ed europeo, il virus si trasmette per via sessuale tre volte su quattro. La percentuale dei contagi attribuibili a contatti eterosessuali è in costante crescita: dal 1999 al 2005 si è infatti registrato un incremento del 18%. Sono invece in calo i casi di chi ha contratto la malattia attraverso l’uso di droghe per via endovenosa: nel periodo in oggetto, infatti, questo numero si è dimezzato, passando dal 30 al 15% sul totale delle nuove diagnosi.

Grazie anche ai progressi compiuti dalla medicina e allo sviluppo delle cure per questa patologia, il numero totale dei sieropositivi che vivono in Piemonte ha raggiunto nel 2005 le circa 6.500 unità, di cui il 30% donne. Nel 60% dei casi si tratta di persone con un’età inferiore ai 44 anni. Nel 13% dei casi di stranieri. Complessivamente, fra la popolazione di età compresa tra i 35 e i 44 anni, 6 uomini su 1.000 e 3 donne su 1.000 vivono con l’infezione da Hiv/Aids.
"I dati a disposizione – spiega l’assessore alla tutela della salute e sanità, Mario Valpreda – dimostrano che l’Hiv/Aids è un problema reale e attuale, di fronte al quale non bisogna abbassare la guardia. Gli interventi attuati fino ad oggi sono stati importanti, al punto da far registrare una lieve flessione del numero di persone risultate positive al test, ma non sufficienti a ridurre significativamente i nuovi casi di infezione. Per questo, la Regione Piemonte intende non solo continuare, ma anche potenziare il proprio programma di contrasto alla malattia".
Diverse le linee di azione su cui si sta lavorando, a partire dal rafforzamento delle attività di prevenzione, diagnosi e cura delle infezioni sessualmente trasmesse.

"Le indicazioni internazionali e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità – continua Valpreda – individuano nella lotta alle malattie sessualmente trasmesse il cardine per arrestare il diffondersi dell’Aids, visto che la loro propagazione favorisce il contagio del virus Hiv, mentre la loro cura è uno strumento efficace per limitarne la circolazione. Per questo, dal 2005 ad oggi, abbiamo aperto tre nuovi centri Mst, rispettivamente ad Asti, Cuneo e Verbania, che sono andati ad aggiungersi ai cinque già esistenti (vedi allegato su dati di attività). Il nostro intento è quello di estendere ulteriormente la rete, per raggiungere tutto il territorio piemontese".
La Regione, inoltre, sta operando anche per migliorare la qualità non solo dell’assistenza, ma anche della vita dei pazienti sieropositivi. "Nel 2006 – spiega ancora Valpreda – è stato attivato presso l’ospedale Amedeo di Savoia un ambulatorio di psicologia dell’Hiv, che, tutti i pomeriggi, offre un servizio di counselling non solo individuale, ma rivolto anche alle coppie e alle famiglie coinvolte (vedi allegato sui dati di attività). Contemporaneamente, è stato organizzato un corso di formazione per tutti gli operatori (medici, biologi e infermieri) impegnati nell’effettuazione del test e nella consegna del referto presso i punti prelievo e i laboratori analisi del Servizio sanitario regionale, in cui sono stati forniti strumenti di metodo e contenuti da utilizzare nel processo di counselling pre e post test HIV".

Ed ancora, nei nuovi locali del Centro di riferimento regionale Hiv in ostetricia e ginecologia del Sant’Anna che verranno inaugurati domani, saranno potenziate le attività di assistenza integrata alle donne in gravidanza affette da Hiv e alle coppie madre-bambino, e quelle di prevenzione del tumore al collo dell’utero, cui le donne Hiv positive sono particolarmente esposte.

Infine, per quanto riguarda l’azione di comunicazione, l’Assessorato alla tutela della salute e sanità, in collaborazione con la Consulta Regione Aids (che raccoglie le principali associazioni operanti sul territorio) e con il Segretariato sociale Rai, ha messo a punto la produzione di un film documentario che ricostruisce i momenti più significativi della storia della lotta all’Aids, attraverso un narratore d’eccezione (il presentatore tv Marco Maccarini, che ha gentilmente prestato il proprio volto per quest’iniziativa) e una serie di interviste a persone che nel corso degli anni hanno avuto un ruolo attivo nella battaglia per prevenire, controllare e curare questa patologia. Il video, ormai in fase di ultimazione, verrà diffuso sull’intero territorio regionale nel corso del 2007, secondo un piano di distribuzione che coinvolgerà diversi soggetti, dalle associazioni, ai medici di famiglia, ai Consultori, alle scuole.

 

 

 

 

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