La "vera pandemia" del XXI secolo, assicurano gli esperti, si chiama scompenso cardiaco. Ma da oggi esiste una nuova strategia salvavita che pone le basi per nuove indicazioni. Con 22 milioni di pazienti nel mondo e 87mila nuovi casi l’anno solo in Italia, l’insufficienza cardiaca è un killer silenzioso che uccide oltre un malato su due entro cinque anni dalla diagnosi, moltiplica di sei-sette volte la mortalità complessiva e di cinque volte il rischio di morte improvvisa.

E’ più letale di quasi tutti i tumori, costa tre volte più di tutti i carcinomi e circa quattro volte più dell’infarto. Contro questa sindrome, in crescita nei Paesi industrializzati a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione e delle epidemie di diabete e di obesità, le linee guida Usa e Ue prescrivono una cura a base di ace-inibitori seguiti da beta-bloccanti. Ma una recente ricerca internazionale ribalta l’ordine della terapia standard: somministrare prima il beta-bloccante bisoprololo e poi, dopo sei mesi, l’Ace-inibitore enalapril riduce la mortalità del 28% durante la prima fase (bisoprololo) e del 31% nel primo anno di trattamento.

Lo studio, condotto su 1.010 pazienti reclutati in 128 centri di 20 Paesi tra cui l’Italia, ”rivoluziona l’approccio allo scompenso cardiaco e apre nuove speranze ai malati”, hanno spiegato i cardiologi Livio Dei Cas dell’università di Brescia-Spedali Civili ed Emilio Vanoli dell’università di Pavia-Policlinico San Matteo. ”Dagli anni Settanta ad oggi – ha ricordato Dei Cas – grazie ai progressi della medicina, la mortalità per infarto è scesa dal 38% al 5%. Ma salvare un infartuato significa tenere in vita una persona con una porzione di cuore che funziona male.”

L’organo non riesce a pompare abbastanza sangue ai tessuti, si ingrossa ed entra in scompenso. ”E così questa sindrome ha assunto oggi dimensioni pandemiche – ha avvertito l’esperto – interessa il 3-5% degli under 65 e il 10-12% degli over 65”. Tra Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito interessa 18 milioni e mezzo di persone, destinate a salire a 33 milioni e 200 mila tra 10 anni.

”E le previsioni per il 2050 sono addirittura drammatiche – ha aggiunto De Cas – perchè si calcola che nemmeno i Paesi occidentali saranno in grado di sostenere il peso dello scompenso”. Se molto grave, infatti, la patologia può uccidere otto malati su 10 già a tre anni dalla diagnosi e soltanto i costi diretti sono pari all’1-3% della spesa sanitaria globale. Da qui l’importanza di CIBS III, che ‘inverte’ lo schema di trattamento seguito finora. Lo studio fa crollare ”l’assioma dell’Ace-inibitore prima di tutto – ha evidenziato Vanoli – documentando che il beta-bloccante bisoprololo può essere somministrato ai pazienti con scompenso cardiaco anche in assenza di concomitante terapia con Ace-inibitore enalapril. In tali condizioni e’ stato possibile usare dosi più elevate di bisoprololo, abbattendo al massimo il rischio di morte improvvisa. Il trial propone, quindi nuove regole che superano le attuali raccomandazioni e crea le condizioni per un ulteriore passo avanti nella prevenzione della morte improvvisa nel malato di scompenso cardiaco cronico.”

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