Qualità dei servizi sanitari. Rapporti conflittuali fra medici e pazienti. Carenze organizzative. Gestione adeguata delle risorse umane. Al Sanit – la mostra convegno sui servizi sanitari che si svolge in questi giorni alla Fiera di Roma – continua il dibattito sulle realtà che caratterizzano la sanità in Italia. E sulle forme di tutela degli utenti delle strutture sanitarie, in un contesto che comprende spesso un rapporto conflittuale fra medico e paziente, da un lato, e fenomeni di scarsa copertura economica dall’altro. "Qualità dei servizi sanitari e diritti dei malati": nel corso del convegno, organizzato da Assodiritti e Comune di Roma, sono stati molteplici i temi affrontati, dal diritto a cure e servizi sanitari adeguati da parte di cittadini e pazienti alle attuali carenze della sanità fino ai processi di cambiamento (in alcuni casi di "americanizzazione") in atto nel sistema sanitario italiano.

Il tema della qualità, ha sottolineato il prof. Americo Cicchetti, è multidimensionale: comprende infatti la qualità attesa dai cittadini, quella percepita e quelle promessa dalle istituzioni o dalle aziende. Oltre all’ammontare degli investimenti, sui risultati dei servizi sanitari pesano anche fattori organizzativi.Spesso il rapporto fra medico e paziente diventa una "miscela esplosiva", se è vero che si viaggia intorno alle 15/16.000 denunce annue. Le aspettative dei cittadini nei confronti dei medici sono infatti più elevate. "In tanti ospedali romani – ha detto Mario Falconi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma – mi sono messo a parlare di consenso informato e stiamo indietro anni luce. Oggi più di ieri chi ha i soldi si cura e chi non li ha non si cura come faceva qualche anno fa. Anche per gente con discrete risorse economiche, se capita una patologia grave, si finisce dalla fascia reddituale media alla povertà. La vera emergenza è che bisogna fare una sanità che deve essere di eccellenza in tutti i settori. E misurare e verificare". Per Falconi sono possibili riforme "a costo zero", come quella di trattare meglio i pazienti. E "serve integrazione vera nel mondo della sanità, che continua a lavorare in compartimenti stagni".

Oltre ai rischi di un sistema che comincia a dividere fra ricchi e poveri, pesano la necessità di non perdere i medici, attratti all’estero, la scarsa copertura economica e il deficit del sistema sanitario. E non va dimenticato un fattore legato alla crisi delle risorse umane nelle aziende sanitarie. "C’è uno spreco di risorse umane e professionali non solo per i cervelli che fuggono all’estero ma anche dei professionisti che vivono nella sanità e che hanno sfiducia – ha evidenziato Paolo Mastrogiovanni, Responsabile Siquas Regione Lazio (Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria) – Lamentano mancanza di continuità nella gestione delle aziende, scarsa competenza di alcuni responsabili delle aziende, scarsa visione strategica delle scelte fatte, incoerenza nella gestione dei sistemi di governo". Inoltre c’è la tendenza a prescrivere una mole ingente di esami per proteggersi dal rischio di errore. "Alla tecnologia – aggiunge il responsabile Siquas – viene delegata una funzione pensante che dovrebbe essere del professionista".

 

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