"La nostra organizzazione si batte da anni per l’introduzione del testamento biologico: un atto di civiltà che riconoscerebbe la dignità dell’uomo, al riparo da dibattiti religiosi". Queste le dichiarazioni di Antonio Gaudioso, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, in merito al dibattito scaturito dal caso Welby sull’eutanasia. "Ancor prima dell’eutanasia, aggiunge Gaudioso, sarebbe importante assicurare ai cittadini il diritto a non soffrire, ampliando la rete dei centri del dolore e rendendo il servizio effettivamente accessibile ai cittadini. La nostra campagna sul tema, attraverso la promozione della Carta dei diritti contro il dolore inutile vuole proprio porre al centro del dibattito la necessità che i cittadini possano conservare la propria dignità anche in situazioni di grave sofferenza fisica, evidenziando inoltre la ancora scarsa cultura in merito".

"Pur apprezzando quanto dichiarato dalla Ministro Turco, chiediamo al Governo", ha concluso il segretario, "di cancellare le norme contenute nella cosiddetta Legge Fini sulle droghe, che si traducono solo in un ulteriore ostacolo per I cittadini. Infatti, chi trasporta oppiacei anti-dolore in teoria può essere inquisito se non riesce a dimostrare l’utilizzo terapeutico delle sostanze. Questi farmaci, inoltre, devono essere prescritti su un particolare ricettario a ricalco in triplice copia e una delle copie deve essere custodita dal paziente come "giustificativo". I farmaci devono essere registrati in un registro di entrata ed uscita,firmato in ogni pagina da un responsabile dell’Asl e farmacista e paziente devono conservare per due anni copia della stessa. Chi fosse trovato inottemperante alla normativa, deve sborsare fino a 28 mila euro e rischia una reclusione da 8 a 20 anni".

Un recente lavoro del Tribunale per I diritti del malato-Cittadinanzattiva sulla qualità dell’Assistenza domiciliare oncologica ha evidenziato come l’8% dei cittadini lamenti ancora difficoltà nell’accesso ai farmaci oppioidi a causa della indisponibilità del ricettario da parte del medico prescrittore (27%), per errori nella compilazione della ricetta (20%) o per indisponibilità del farmaco in farmacia (53%), e solo nel 54% delle realtà monitorate l’équipe ha, al suo interno, un componente che si informa regolarmente sulla persistenza o meno del dolore.

La difficile situazione dei malati sofferenti è stata ribadita da un recente studio condotto dall’IRSC di Genova e finanziato dal Ministero della Salute, lo studio ISDOC (Italian Survey of the Dying of Cancer), che ha analizzato I problemi dei pazienti oncologici italiani nei loro ultimi tre mesi di vita. Dallo studio è emerso un insufficiente controllo del dolore, dovuto alla scarsa sensibilità verso il problema e al basso utilizzo di farmaci oppioidi: l’83,2% dei malati che lamentavano dolore lieve e il 97% di quelli che lamentavano dolore severo sono stati sottoposti ad un trattamento, ma più di un quarto dei pazienti con dolore severo non ha ricevuto oppioidi maggiori, nonostante le raccomandazioni di OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e EAPC (European Association for Palliative Care), con la conseguenza che più della metà dei pazienti con dolore severo ha ricevuto così una terapia inadeguata e incapace di controllare il dolore.

Il testo completo degli otto diritti contenuti nella Carta dei diritti contro il dolore inutile è consultabile sul sito www.cittadinanzattiva.it

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