Una ricerca accurata, condotta su un campione di ben 2300 laureati in farmacia (sui 70 mila iscritti all’Albo professionale), per indagare opinioni, aspettative e preoccupazioni dei farmacisti italiani sul futuro della loro professione e su quello della sanità nazionale, in un momento di grandi e importanti trasformazioni: questo è il contenuto dell’indagine Fofi-Censis presentata oggi a Roma.

E’ stato anche presentato il pacchetto di proposte che la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani avanza alle istituzioni per un più razionale, efficace e produttivo impiego della "risorsa farmacista" all’interno del sistema salute, nella prospettiva di uno sviluppo della medicina del territorio e di un sensibile miglioramento degli standard di servizio e di assistenza ai cittadini, in particolare quelli delle categorie più fragili.

Adeguare la professione ai cambiamenti in atto, distanziandola dalla semplice funzione di distribuzione dei farmaci e impiegandone più proficuamente le specifiche competenze sanitarie nei servizi a domicilio o sul territorio: l’indagine rileva che "più del 60% dei farmacisti italiani è convinto che questa sia la prima necessità cui far fronte in questo delicatissimo periodo di trasformazioni. Al di là delle contingenze e dei giudizi sui singoli provvedimenti, è proprio l’atteggiamento di apertura al cambiamento manifestato dagli intervistati il dato più rilevante che emerge all’interno della categoria professionale dei farmacisti per nulla spaventati, anzi per molti versi, forse, sollecitati. Un quinto del campione analizzato ha manifestato una posizione ancora più innovatrice, ritenendo che le trasformazioni in corso negli scenari di riferimento produrranno l’effetto virtuoso di rendere più flessibile al suo interno una professione tuttora caratterizzata da schemi troppo rigidi".

Non mancano di certo le preoccupazioni concernenti la farmacia, intesa come attività, e il ruolo professionale del farmacista; infatti secondo Fofi e Censis "esse vertono sulla liberalizzazione della vendita dei farmaci che potrebbe compromettere la centralità del servizio farmaceutico territoriale, snaturandolo dalla sua funzione di presidio sanitario e sul vero e proprio "riconoscimento sociale" del farmacista ridotto a commerciante e svestito del suo ruolo di professionista della salute". Ed è proprio la dimensione professionale e la sua tutela – emerge dalla ricerca – una delle maggiori preoccupazioni della categoria, come conferma tra gli altri dati la netta contrarietà(si è espresso in questo senso il 77,5% del campione) all’ipotesi di abolizione dell’Ordine professionale.

Una cosa è certa:il problema che si dovrà affrontare è di natura strutturale, nel senso che, come sottolineato da Giuseppe De Rita (Segretario Generale Censis), "gli scenari stanno cambiando e con loro è necessario anche un cambiamento della capacità nucleare di competitività del farmacista stesso; la farmacia deve essere così in grado di reinserirsi nella distribuzione di massa riallineandosi ai parametri di un mercato più aperto e concorrenziale".

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