"E’ inutile nascondersi dietro un dito, i tagli ci sono e peseranno". Questo il commento di Stefano Inglese, responsabile nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva sulla approvazione della nuova legge di bilancio sul settore sanitario.

"Dei 5,6 miliardi di euro di incremento previsti per il 2006 dall’ultimo Dpef, già considerati sottostimati dalle Regioni, ne è rimasto, in pratica, solo uno", ha continuato. "Altri due potrebbero arrivare, ma sono vincolati al raggiungimento di accordi e intese tra Governo e Regioni sul nuovo Piano sanitario nazionale, sul mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, sulla riduzione dei tempi di attesa. Peccato che in realtà i due miliardi le Regioni li abbiano già spesi, visto che fanno parte del contenzioso con il Governo centrale sulla sottostima del Fondo sanitario per il periodo 2002-2004 e che, se si vogliono mettere in campo interventi efficaci per ridurre veramente i tempi di attesa, quei soldi sarebbe utile averli a disposizione da subito. Per non parlare dell’obbligo di accantonamento, per le stesse Regioni, delle risorse finanziarie necessarie alla copertura degli oneri di contratti e convenzioni con i medici per il biennio 2004-2005 e per il successivo. Come dire che i rinnovi contrattuali dovranno essere garantiti da bilanci già chiusi e soldi già spesi. Se a tutto questo aggiungiamo i ritardi nella erogazione delle quote spettanti alle Regioni, per cui, in questo momento, il Ministero del Tesoro è in debito di un terzo del dovuto, e i tagli previsti per il 2006 per gli enti locali, il quadro è sufficientemente preoccupante e annuncia una nuova stagione di difficoltà per assicurare i livelli essenziali di assistenza".

"Come si vede", ha concluso Inglese, "ciò che viene negato non è tanto, o soltanto, nuovi e indispensabili investimenti a sostegno di particolari criticità (come la tutela della non autosufficienza o il ripiano del gap infrastruttuirale tra Nord e Sud del Paese) ma la capacità stessa del sistema di garantire l’esistente. Come cittadini ci sembra necessario ed indispensabile, a questo punto, un intervento del Parlamento per ristabilire la certezza delle risorse a disposizione del Servizio pubblico".


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