Si è svolto ieri a Milano il convegno, organizzato da Axa Italia,"Collaborazione pubblico – privato: un futuro di sistemi misti nella sanità". Durante l’incontro è stata presentata una ricerca multidisciplinare sulle prospettive della sanità italiana realizzata attraverso il lavoro congiunto di quattro accademici: Roberto Antoni ed Elio Borgonovi,dell’Università Bocconi di Milano; Gustavo Galmozzi, Direttore Medico Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, e Antonio Pedone, dell’Università La Sapienza di Roma.

La ricerca analizza nel dettaglio l’attuale situazione del sistema sanitario italiano confrontandolo con quello di altri paesi, tra i quali Stati Uniti, Francia e Germania. La sanità italiana è studiata anche in funzione delle differenti scelte effettuate dalle Regioni, in particolare sono messi a confronto i "modelli" lombardo, toscano e pugliese. Il rapporto, infine, focalizza l’attenzione sulle possibili sinergie tra ente pubblico e privato, proponendo soluzioni concrete per migliorare la qualità dell’assistenza. L’incontro dibattito è stato aperto dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ed è stato moderato da Osvaldo Paolini, Direttore Editoriale Borsa e Finanza. Roberto Antoni ed Elio Borgonovi hanno presentato i risultati della ricerca mentre il Direttore generale dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Renato Botti, ha descritto le sfide che oggi la sanità nel suo complesso deve affrontare.

Paolo Martinello, Presidente di Altroconsumo, ha portato nel dibattito il punto di vista dei consumatori, commentando le proposte operative emerse dalla relazione.Gustavo Galmozzi e Antonio Pedone hanno illustrato alcuni aspetti del rapporto, in particolare la necessità di ripensare i Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria (LEA) sulla base dei livelli effettivi di assistenza erogati e sui futuri costi del sistema sanitario.L’invecchiamento progressivo della popolazione e i costi crescenti dovuti al progresso scientifico stanno mettendo a dura prova la tenuta economica dei sistemi sanitari di tutto il mondo sviluppato. L’Italia deve fare anche i conti con i vincoli di spesa imposti dall’Unione Europea, con le modifiche prodotte dal federalismo e con gli interventi necessari per ridurre i divari esistenti tra le diverse aree del Paese. In futuro, è possibile ipotizzare che le risorse italiane destinate alla sanità saliranno dell’8,8% del PIL nel 2003 all’11,5 nel 2050. La spesa sanitariato tale procapite italiana non è particolarmente elevata e si colloca a metà circa tra quelle dei Paesi europei, ma ciò che la caratterizza è il fatto di essere finanziata per quasi un quarto (23%) direttamente dalle tasche dei cittadini.

Dal rapporto è emerso che nel 2004 i consumi per sanità a carico diretto delle famiglie italiane sono ammontati a 24 miliardi di euro,corrispondenti all’1,8% del prodotto interno e a poco più del 20% della spesa sanitaria complessiva. L’Italia è anche uno dei Paesi che ha la minore copertura pubblica della spesa (73,7% nel 2000), contro per esempio l’81% del Regno Unito. La spesa sanitaria nel nostro Paese è stata finanziata nel 2000 per il 23% da pagamenti effettuati direttamente dal beneficiario, rispetto al 10% della Francia o all’11% della Germania.

Un’indagine ISTAT del 2003, relativa al biennio 1999-2000, riferiva che su un totale di 27 milioni di visite effettuate nelle quattro settimane precedenti l’intervista, il 31% era stato effettuato a pagamento intero da parte del paziente. Escludendo le visite generiche e pediatriche,nell’ambito di quelle specialistiche la percentuale di visite pagate dal paziente sale al 58% Massimo Michaud, presidente e A.D. AXA Italia, ha concluso il convegno ricordando che questa ricerca vuole essere un contributo concreto al dibattito in corso sul futuro della sanità al fine di cercare partner pubblici e privati per lanciare eseprimenti di architettura sociale"cooperando con enti locali e soggetti privati per costruire esempi concreti sul territorio di nuovi servizi sanitari per i cittadini, come ad esempio l’assistenza a domicilio o la copertura di malattie degenerative della vecchiaia".

 

 

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