L’evoluzione del sistema sanitario nazionale porterà alla nascita di una rete capillare di centri diagnostici e una concentrazione delle cure in pochi ospedali specializzati. E’ questa la previsione di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, intervenuto alconvegno "Meridiano sanità" organizzato a Milano da Ambrosetti-The European House per proporre alle istituzioni un nuovo modello di sistema sanitario nazionale.

"La diffusione dei trapianti e della diagnostica radiologica sono parte di una rivoluzione tecnologica che ci fa pensare per il futuro a un modello in cui ci sia separazione tra sistema diagnostico e sistema terapeutico. Il primo sempre più diffuso sul territorio e il secondo sempre più concentrato in pochi centri circoscritti" fa sapere l’ex ministro della Sanità.
Alla base dell’iniziativa i relatori evidenziano un cambiamento strutturale socio-demografico, economico e ambientale che ha modificato profondamente la domanda di salute dei cittadini creando uno scollamento con l’offerta attuale di sanità che rischia di mettere a dura prova lasostenibilità della spesa: lo Stato spende "circa 88,5 miliardi di euro nel 2004, pari al 6,5 per cento del Prodotto interno lordo, con una crescita costante negli ultimi anni. A questa cifra vanno poi aggiunti circa 24,5 miliardi di euro che lo scorso anno gli italiani hanno speso di tasca propria per prestazioni sanitarie private, portando così il totale a circa 113 miliardi di euro".

Cifre che secondo gli i relatori fanno temere, in assenza di interventi incisivi sul modello di assistenza per le malattie croniche, un’incidenza dei costi del sistema sanitario sul Pil presto superiore al 10%. "Per il contenimento dei costi c’è molto da fare a livello ospedaliero e territoriale. Non c’è solo da affrontare l’invecchiamento della popolazione che porta a un aumento delle malattie croniche degenerative, ma anche un mutamento psicologico generale per cui salute non è più solo assenza di malattie, ma benessere psicofisico diffuso, un risultato difficile da ottenere" aggiunge Veronesi. In discussione anche il modello dei grandi ospedali: "I giganti ospedalieri non sono più attuali. Con l’aumento degli intereventi ambulatoriali bastano trecento posti letto. L’importante è però che al centro ci sia il paziente e non il medico. E’ il risultato di una rivoluzione etica in corso" conclude Veronesi.

 

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