Più privacy per gli alunni della scuola e più chiarezza per gli insegnanti alle prese con un nuovo documento di valutazione ed orientamento introdotto dalla riforma scolastica. A chiederlo è il Garante per la protezione dei dati personali che ha indicato ad istituti pubblici e privati le modalità per trattare lecitamente i dati personali in occasione della compilazione e gestione del cosiddetto "Portfolio", il nuovo strumento didattico redatto dall’insegnante per ciascun alunno che, oltre ai progressi formativi ed educativi dello studente, documenta interessi, attitudini, aspirazioni personali che emergono nel corso degli anni scolastici.

Nel provvedimento il Garante spiega che nel "Portfolio", o cartella delle competenze individuali, dovranno essere inseriti solamente dati personali pertinenti e necessari per la valutazione e l’orientamento dell’alunno. I dati più delicati, in grado di rivelare particolari condizioni come lo stato di adozione o malattie, potranno essere annotati solo se strettamente indispensabili per la valutazione e l’orientamento dell’alunno.

Il Garante ha ricevuto numerosi reclami e segnalazioni da parte di genitori ed alunni che lamentano possibili violazioni della riservatezza per le modalità con le quali questo documento è stato predisposto dalle singole scuole. In alcuni casi esaminati dall’Autorità le raccolte di dati sono risultate eccessive ed ingiustificate: determinate domande presenti in alcuni modelli possono, infatti, far emergere informazioni particolarmente delicate sull’alunno (es.stato di adozione) oppure riguardare informazioni relative al suo profilo psicologico (descrizioni di paure e disagi), al suo stato di salute (eventuali ricoveri ospedalieri e patologie), al credo religioso, alla condizione sociale e familiare, tutti dati sensibili per i quali il Codice della privacy impone un elevato livello di protezione.

"Se non ben utilizzato -commenta il relatore Paissan – il Portfolio può tradursi in una sorta di schedatura dannosa per gli alunni. Non si può addossare a un ragazzo un fardello di informazioni delicate di cui non può più liberarsi fino al termine del corso di studi". Paissan precisa: "Alla scuola e all’insegnante può essere utile conoscere informazioni anche molto personali sui ragazzi, ma queste non possono essere fissate in una documentazione che l’alunno deve portarsi dietro per anni. Alcuni dati sulla situazione famigliare, o di tipo sanitario, o d’ordine psicologico o relativi alla fede o all’origine etnica, potrebbero tradursi in un marchio, in un grave pregiudizio".

In base alle regole stabilite dal Garante ogni istituto scolastico dovrà, quindi, adottare opportune misure per prevenire la raccolta di dati non necessari e per informare i genitori sul trattamento dei dati degli alunni. Ai genitori vanno garantiti tutti i diritti riconosciuti dal Codice per la privacy (accesso ai dati, aggiornamento, integrazione etc.). Dovranno poi essere predisposte idonee misure di sicurezza ed individuato un ridotto periodo di conservazione dei dati. Alla fine del corso di studi il Portfolio deve essere rilasciato allo studente, affinché lo consegni, ove previsto, al nuovo istituto scolastico.

Intanto il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si è già dichiarato disponibile ad inviare una nota esplicativa a tutte le istituzioni scolastiche affinché si conformino al Codice in materia di protezione dei dati personali nella compilazione e gestione del Portfolio.
Per consultare il provvedimento visitare il sito www.garanteprivacy.it


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