"L’obiettivo del price cap è in sé molto complesso: fornire servizi di qualità ad un prezzo sostenibile per i consumatori". Così ha esordito Antonio Longo, presidente di Consumers’ Forum al seminario "La regolazione delle tariffe in Italia: quali prospettive per il price cap" organizzato, questa mattina a Roma, da Adoc e Consumers’ Forum con lo scopo di tracciare un bilancio dei 15 anni di vita del più utilizzato strumento di regolamentazione dei prezzi finali delle imprese con potere di controllo.

Introdotto nell’ordinamento italiano con la legge 481 del 1995 e con la delibera CIPE del 1996, – ha spiegato Edilio Valentini, docente all’Università di Chieti – il price cap avrebbe dovuto limitare, nelle intenzioni del legislatore, la dinamica media delle tariffe praticate dalle singole aziende gestrici dei servizi di pubblica utilità, lasciando comunque in capo a queste ultime la responsabilità di una gestione efficiente.

In teoria – ha proseguito il professore – il meccanismo può rappresentare uno strumento di controllo dei prezzi efficiente, idoneo a garantire la tutela dei consumatori in un contesto di servizi di pubblica utilità privatizzati. In realtà, nel nostro Paese – ha continuato Valentini – non ha sempre funzionato. Nel settore delle telecomunicazioni, nel periodo 2000 – 2004 si è registrata una riduzione media delle tariffe pari al 17% in termini reali; nel settore autostradale, invece, il price cap non ha prodotto alcuna riduzione: nello stesso periodo le tariffe sono aumentate del 4,5%, un incremento che Ruggiero Borgia, responsabile Funzione Studi e Strategie Società Autostrade, giustifica nella necessità di continui investimenti nelle infrastrutture.

Nel settore ferroviario – ha proseguito il professore – il CIPE ha introdotto una regolamentazione delle tariffe passeggeri per la media e lunga percorrenza basato sul meccanismo del price cap con la possibilità di ridefinirne i parametri ogni 4 anni. Il meccanismo ha quindi consentito a Trenitalia di aumentare le sue tariffe fino al 2003 quando, il timore che l’incremento avrebbe potuto causare una crescita dell’inflazione, ha indotto il governo a bloccare questo aumento per due anni consecutivi con il risultato di una riduzione delle tariffe in termini reali. Il settore dei servizi idrici e dei rifiuti hanno fatto registrare, nel periodo 1998 – 2004, i maggiori aumenti tariffari pari, rispettivamente, al 12% e al 10,5%.

Il price cap – ha concluso Valentini – ha dato complessivamente buoni frutti laddove è stato utilizzato in maniera corretta, ma tuttavia renderebbe maggiori frutti in un presenza di Autorità indipendenti capaci di resistere alle pressioni di specifici gruppi di interesse e di perseguire l’interesse dei consumatori utilizzando in maniera competente gli strumenti di regolamentazione che le attuali conoscenze economiche consentono di implementare.


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