La Cassazione dà il via libera al mantenimento del solo cognome materno nel caso di figli naturali, riconosciuti dal padre solo in un secondo momento, e che hanno ormai maturato il diritto a "conservare o a non cambiare il cognome" con il quale sono conosciuti "nell’ ambito delle proprie relazioni sociali". Con questa inedita decisione (sentenza 12641 della I sezione civile, presidente Gabriella Luccioli, la prima donna entrata in magistratura), la Cassazione ha respinto il ricorso di un padre naturale, contro la donna dalla quale aveva avuto un figlio nel 1997 e del quale solo successivamente aveva riconosciuto la paternità.

L’uomo voleva che il bambino portasse il suo cognome. Ma la Suprema Corte ha detto no. Ad avviso della Cassazione è, infatti, arrivato il momento di "tenere conto della emersione, nel sistema e nel costume sociale, di una tendenza a mettere in discussione la regola della automatica attribuzione del patronimico" nel caso dei rapporti di filiazione naturale, ovvero dei bambini nati al di fuori del matrimonio e riconosciuti tardivamente dal padre. E questo vale soprattutto nella fase "preadolescenziale o adolescenziale", quando i minori "potrebbero già avere acquistato una loro ben definitiva e formata identità" e subirebbero un "pregiudizio" assumendo il cognome paterno.

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