"Se il ministero della Salute lancia un allarme in Europa già ai primi di settembre, e segnala che c’é il sospetto di una sostanza tossica nel latte per i bambini, com’é che i sequestri arrivano soltanto adesso e ad opera della magistratura? Mi risulta che la Forestale cercasse altro nel latte ed è incappata nell’Itx" E’ quanto si chiede in merito alle vicende di questi giorni del latte contaminato, Anna Bartolini, rappresentante italiana nel Consiglio dei consumatori dell’UE, in un’intervista oggi pubblicata da La Stampa.

La Bartolini incalza sottolineando tutte le domande che intende porre a livello europeo sulla questione: "Si è voluto dare il tempo alla Nestlé di smaltire le scorte? Chi è stato favorito dal silenzio del ministero della Salute? Dicono: abbiamo mandato l’allerta in Europa… Bene, o meglio, male. E intanto i bambini potevano restare avvelenati? Come sapete, a livello europeo si sta per avviare una gigantesca revisione sulle sostanze tossiche. Anche l’Itx potrebbe essere una di quelle. Si vedrà. Noto che la Nestlé si è affrettata a modificare le confezioni: se quel colorante non fosse tossico, perché mai lo avrebbe fatto? Sa, dopo la mia denuncia in televisione, mi ha scritto un produttore di inchiostri e mi ha fatto i complimenti. Dice che è inutile girarci attorno: gli inchiostri sono tutti tossici. Bisogna moltiplicare le cautele quando c’entra la catena alimentare".

"A questo punto – conclude – spero tanto che qualche associazione di consumatori faccia degli esposti alla magistratura per verificare se è normale che, dopo aver trovato una sostanza
di sospetta tossicità, e dopo aver diramato un allarme a livello europeo, poi le merci restino sugli scaffali e, anzi, si proceda alla vendita".

Sulle affermazioni del direttore esecutivo e presidente della Nestlè, Peter Brabeck, secondo le quali il latte che conteneva tracce di inchiostro usato nella stampa sulla confezione, "non costituisce alcun rischio per la salute, si è invece espressa l’Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori). In particolare le quattro associazioni a tutela dei consumatori chiedono "le prove di quanto afferma l’azienda che addirittura oggi in una pubblicità a pagina intera pubblicata sui quotidiani, sostiene che da analisi rigorose effettuate su dati disponibili, ottenute anche da enti indipendenti, non si ritiene che la presenza di ITX rilevata nei prodotti analizzati costituisca un rischio per la salute".

"Per questo – aggiunge l’Intesa – l’azienda deve mettere immediatamente a disposizione dei consumatori, attraverso la pubblicazione su internet, i risultati delle analisi di cui parla, risultati che ovviamente verranno analizzati anche dai nostri tecnici". Dopo aver presentato un esposto a 102 Procure della Repubblica, le quattro associazioni chiedono inoltre di estendere i controlli anche ad altri prodotti alimentari in commercio in Italia, il cui confezionamento sia identico o simile a quello del latte oggetto del sequestro, onde garantire la massima sicurezza per i consumatori.

 

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