Perché il Ministero della Salute, pur avendo ricevuto l’informazione relativa alla contaminazione fin da settembre non ha disposto il ritiro cautelare dei lotti, per il noto principio di precauzione che deve valere in questi casi? Perché la Spagna ha disposto il ritiro del latte appena sollevato il sospetto e l’Italia solo dopo due mesi? I bambini italiani non avevano lo stesso diritto di quelli spagnoli ad essere tutelati?

A queste domande chiedono risposte il Movimento Consumatori e il Movimento Difesa del Cittadino. A tal fine stanno depositando esposti in varie procure della Repubblica.
Le associazioni vogliono sapere se la contaminazione riguarda solo quei lotti esaminati o anche lotti precedenti e successivi, visto che si ritiene che l’acquisizione dei contenitori e la relativa stampa provenendo da fornitori esterni, possa riguardare una più numerosa fornitura.Se questa ipotesi corrispondesse a verità, si deve fare chiarezza sull’intervallo di tempo in cui può essere avvenuta la contaminazione.E ancora. I consumatori devono essere informati sull’eventualità che contenitori inquinanti possano essere stati utilizzati anche per altri prodotti alimentari (latte di altre aziende, succhi di frutta o integratori alimentari). "Che l’Itx sia tossico o no, l’Alert all’Unione europea, doveva partire contemporaneamente ad una informativa cautelare diretta ai genitori italiani. E si poteva prevedere il blocco delle vendite di quei lotti incriminati – ha affermato Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori – sin da subito, per togliere il blocco a rischio rientrato".

"Il dipartimento del Ministero della salute si chiama della sicurezza alimentare – ha continuato Miozzi – ma in questa situazione non è stata data la necessaria priorità alla sicurezza dei bambini ed è stato oggettivamente fatto prevalere l’interesse commerciale della Nestlè".
"Ci chiediamo quali misure verranno adottate – ha aggiunto Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino – per evitare ulteriori danni ai consumatori italiani".
"A questo punto – concludono le due associazioni – crediamo comunque necessarie le dimissioni del direttore generale del Dipartimento degli alimenti, Romano Marabelli per aver omesso la tempestiva informazione ai cittadini".

 

 

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