""Senza zucchero", "senza colesterolo", "solo 1 per cento di …". Nella Capitale c’è un vero e proprio boom di etichette "furbe" che, pur senza dichiarare apertamente il falso, mirano a confondere i consumatori millantando meriti nutrizionali che spesso sono immaginari. Tra i vari prodotti ci sono forti differenze e per controllare le caratteristiche è meglio informarsi bene, ma non sempre è facile rendersi conto delle differenze tra i vari prodotti, che pure ci sono e che non sono trascurabili. Il mercato degli alimenti è pieno di "dritti" che pur di far lievitare le vendite dei propri prodotti non esitano a lusingare i cittadini con etichette che mirano a suggestionare e a confondere chi non è addetto ai lavori. L’aggettivo "dietetico", ad esempio, è uno dei più abusati".

A porre in rilievo la questione è l’avvocato Sergio Scicchitano, delegato del sindaco di Roma alla Tutela dei Consumatori che precisa: "Il consumatore molto spesso interpreta che il prodotto ha meno calorie del normale, ma in realtà dietetico non vuole dire automaticamente meno calorico. Una pasta può ad esempio essere definita dietetica perché è realizzata con una farina priva di glutine e quindi adatta ai celiaci, pur avendo sostanzialmente le stesse calorie della pasta comune.Anche l’aggettivo "leggero" può indurre in errore, perché non significa necessariamente che nel prodotto ci siano meno calorie: tutti gli oli, definiti leggeri o meno, hanno le stesse calorie per grammo e sono costituiti per intero da grassi".

Poi prosegue l’avvocato, "le etichette dei prodotti "senza zucchero" non indicano granché oltre l’assenza di saccarosio (il normale zucchero da cucina), ma potrebbero essere stati utilizzati dolcificanti con un potere calorico simile a quello dello zucchero come il miele, il fruttosio o il sorbitolo. Non basta quindi che non sia stato usato lo zucchero affinché le entrate caloriche si riducano, ma devono essere stati utilizzati dolcificanti come l’aspartame o la saccarina. Che ci siano poi prodotti "senza colesterolo" può anche essere un vantaggio, ma non per questo significa che siano consigliabili perché se tali prodotti sono ricchi di grassi saturi possono ugualmente stimolare la formazione del colesterolo una volta consumati e immessi nell’organismo".

 

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