Nel 2004 in Veneto i decessi sono diminuiti di circa il 24 per cento rispetto al 2000, a fronte di una contrazione del 15,4 per cento a livello nazionale. Sono stati 18.268 gli incidenti che hanno causato lesioni o morte a persone, con un lieve incremento rispetto al 2003 (+1 per cento); sostanzialmente stabile il numero dei feriti (+0,4 per cento), mentre c’è stata una rilevante riduzione dei decessi (-21,2 per cento). Gli incidenti registrati nel territorio regionale sono l’8 per cento di quelli rilevati in Italia, le vittime il 9,6 per cento. Sono i principali dati diffusi sull’incidentalità nel Veneto nel corso del 2004, elaborati a cura della Direzione Sistema Statistico della Regione e presentati ieri, in occasione della riunione dell’Osservatorio regionale sulla sicurezza stradale a Venezia.

Le strade urbane si confermano quelle a più alto rischio, dove avviene il 71 per cento degli incidenti rilevati nel Veneto. Il 67,4 per cento del totale dei feriti e il 44,5 per cento dei morti restano coinvolti sulle strade che attraversano i centri abitati (c’è quindi una relativa minore gravità delle conseguenze). Il tasso di mortalità e quello di pericolosità sono nel Veneto al di sopra dei valori nazionali, con una maggiore gravità delle conseguenze dei sinistri.

Con l’introduzione della patente a punti – si legge in una nota – nel luglio 2003, si è ottenuta una netta diminuzione dei sinistri e delle loro conseguenze sia a livello nazionale che regionale. Nel primo semestre del 2004 si registra ancora una diminuzione degli incidenti e dei feriti rispetto allo stesso periodo del 2003, ed una diminuzione dei decessi ancora più consistente. Ad un anno dall’introduzione del provvedimento gli incidenti aumentano, sia in Italia che nel Veneto, dove però i decessi continuano tendenzialmente a diminuire: -20,1 per cento.

A fronte di questi dati l’assessore alle politiche della mobilità, Renato Chisso ha ricordato l’attività realizzata dall’Osservatorio, precisando: "Un’attività – ha ricordato Chisso – che riguarda sia la prevenzione sia la repressione. Servono strade più sicure e la Regione nell’ultimo quinquennio ha investito circa 20 milioni di euro l’anno per eliminare i punti neri della viabilità minore e altrettanti ce ne saranno nel bilancio 2006. Ma c’è bisogno anche di operare sulle persone, sugli automobilisti, per far crescere la coscienza del pericolo e della necessità di comportamenti corretti. Sul piano repressivo intendiamo fare nostra la proposta dell’Osservatorio e metteremo a punto una iniziativa di legge regionale da presentare al Parlamento nazionale perché sia rivista la normativa riguardante gli omicidi colposi sulla strada; tra l’altro non è tollerabile che chi ha già ucciso perché guidava con superficialità, pericolosamente o sotto l’azione di alcol e droghe possa continuare a condurre un veicolo, fidando nell’impunità o perché dopo qualche mese gli è stata ridata la patente".

 

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