Sempre peggio. Solo 1 scuola su 4 ha il certificato di prevenzione incendi; 2 su 3 hanno la certificazione statica e igienica; 1 istituto su 4 non ha la porta antincendi, mentre la scala di sicurezza ce l’ha solo 1 scuola su 2. Non solo. Non ci sono neanche i soldi. Il governo ha stanziato per l’edilizia scolastica meno di 462 milioni di euro in tutta la legislatura. Così, tra proroghe e riduzione delle risorse per gli enti locali, non è possibile registrare nell’ultimo quinquennio nessun cambiamento significativo della qualità e della sicurezza delle scuole d’Italia. Positivo invece il trend degli interventi sulla tipologia dei consumi: il risparmio energetico versione soft e il biologico nelle mense scolastiche.

Sono i dati che emergono da Ecosistema Scuola 2006, l’indagine annuale di Legambiente sullo stato di salute dell’edilizia scolastica italiana, presentata oggi. Una ricerca, giunta all’ottavo anno, che valuta i dati forniti dai 103 comuni capoluogo di provincia sullo stato delle scuole dell’obbligo in base a 59 parametri diversi, dalle condizioni strutturali degli edifici, alla loro esposizione al rischio sismico, all’inquinamento industriale, alla diffusione del biologico nell’alimentazione scolastica, fino agli spazi verdi. E per il secondo anno, l’indagine riguarda anche le scuole superiori, grazie alle informazioni fornite dalle Province. Sabato 18, Legambiente sarà invece impegnata in tutta Italia insieme ad alunni, professori e genitori in Nontiscordardimé, la giornata di volontariato dedicata alla pulizia delle scuole, cui hanno già dato la loro adesione 1.200 istituti con 13.000 classi.

Ad aprire la graduatoria di Legambiente sono Prato e Macerata, Forlì (sul podio per il terzo anno consecutivo), Livorno e Asti. Una squadra (seguita da Siena, Biella, Pordenone e L’Aquila) che conferma come le prime della classe siano tutte città medio piccole del centro nord. Tant’è che la prima città meridionale è Cosenza, al 19° posto.

Una netta distinzione tra nord e sud è tuttavia impossibile: agli ultimi posti, oltre a Crotone e Catania si piazzano anche Viterbo e Pavia, nonché Bologna. Il panorama, insomma, è a dir poco eterogeneo e ripropone immutata la difficoltà delle metropoli e delle grandi città a pianificare interventi e a monitorare la situazione. Unica eccezione Roma, al 17° posto in graduatoria e prima tra le metropoli.

"Purtroppo non c’è da stupirsi se gli interventi di manutenzione rimangono sempre gli stessi – commenta Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -. In questa legislatura, sono stati stanziati dal governo per l’edilizia scolastica, complessivamente, poco meno di 462 milioni di euro a fronte di un fabbisogno stimato nel 2001 in 3000 milioni di euro. Nessun finanziamento è stato introdotto nella finanziaria 2006, né nel piano finanziario programmatico 2006/08. Nel frattempo, ovviamente, le scuole invecchiano e i problemi incancreniscono".

"Nessuno pretende che le scuole cambino d’abito dall’oggi al domani – aggiunge Vittorio Cogliati Dezza, responsabile nazionale di Legambiente Scuola e Formazione – ma la situazione generale degli edifici, costretti in condizioni davvero precarie, è rimasta pressoché la stessa da tre anni a questa parte. Quasi non cambiano i numeri di quelli che necessitano di interventi di manutenzione urgente (32,27%) o che hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni (53,84%)".

Evidente la sproporzione tra bisogni e disponibilità, insiste Legambiente, nel ricordare come il "decreto taglia spese" n.217 del 17 ottobre 2005 del Ministro Tremonti abbia ridotto di ben 12.928.044 euro, cioè del 62,58%, i fondi stanziati per adeguare le strutture agli obblighi sanciti dal decreto legislativo 626/94 sulla sicurezza.

Ma torniamo ai dati del rapporto. Nessun progresso rilevante sul fronte della sicurezza. Se crescono infatti gli istituti che si sono dotati di porte antipanico (74,24%) e quelli che hanno ottenuto la certificazione di agibilità statica (63,35%) e igienico-sanitaria (62,09%), rimane invariata la percentuale di scuole che hanno ottenuto il certificato di prevenzione incendi (26,56%) e sono più della metà quelle che non hanno scale di sicurezza (ne sono dotate il 48,20%) . Un dato allarmante è poi il brusco calo d’attenzione delle amministrazioni comunali riguardo ai monitoraggi dell’amianto, testimoniato dalla diminuzione delle certificazioni dopo l’individuazione dei casi sospetti (dal 16,38% del 2005 al 10,28% del 2006). Arezzo e La Spezia, dove le scuole sono tutte a sospetto amianto, sono gli esempi più evidenti della tendenza a non procedere alle bonifiche nonostante l’individuazione del rischio. In controtendenza Torino che certifica il 49% con conseguente bonifica del 16% e Reggio Emilia che ne certifica il 69% e ne bonifica il 34,6%. Lento ma positivo invece l’interesse nel certificare e bonificare il radon.

Sempre troppo alto il numero di edifici privi di strutture sportive (21,51%) e subiscono una leggera flessione le aree verdi nelle scuole (74,52%). Rimane poco adottato dai comuni il servizio scuolabus (34,09%), ma numeri incoraggianti si registrano sul fronte di altre pratiche ecocompatibili. E’ boom per i pasti biologici un po’ in tutta Italia (con il raddoppio della percentuale dei pasti interamente bio che passa dal 3,14% del rapporto 2005 all’ 8,05% di quello 2006, mentre si attestano sull’88,73% quelli parzialmente bio) e per l’illuminazione a basso consumo (50,59%). Cresce, anche se più lentamente, l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Aumenta la raccolta differenziata, soprattutto di plastica (37,45%) e di carta (58,13%), ma anche di toner (27,24%), pile (28,14) e alluminio (19,9%): una pratica sempre più consolidata nelle città del centronord e di cui si registra l’incremento anche al sud, a cominciare da Napoli e Palermo.

Tornando alla graduatoria generale delle scuole di base di Ecosistema Urbano 2006, vale la pena sottolineare come le grandi città occupino la fascia più bassa, con Bologna a chiudere la graduatoria in 81ª posizione. Va sottolineata la grande assenza di Milano, Venezia e Trieste che non forniscono i dati. Manifestano il loro completo disinteresse all’argomento anche Reggio Calabria, Brindisi, Ascoli, Belluno e Taranto mentre Genova invia dati incompleti.

Poco impegno e scarsa attenzione all’edilizia scolastica caratterizzano, in estrema sintesi, le metropoli, "le cui complesse problematiche – osserva Cogliati Dezza – non giustificano l’inerzia nei confronti di strutture che ospitano milioni di studenti ogni giorno". A seguire Roma (17ª), la prima metropoli che incontriamo in graduatoria, ci sono Torino (37ª) e Napoli (57ª).

Qualche considerazione di merito va aggiunta per la cinquina del podio. Prato è in testa grazie alle buone pratiche messe in campo, dalla raccolta differenziata (70% per l’organico e 38% per le pile usate) alle certificazioni di agibilità statica, igienico-sanitaria e alla sicurezza degli impianti elettrici. Il 95% delle scuole offre pasti interamente biologici. Il comune si impegna inoltre, nonostante i tagli agli enti locali, a rendere migliori gli edifici scolastici sottoponendo negli ultimi cinque anni il 90% delle scuole ad azioni di manutenzione straordinaria. Macerata ha l’88% delle scuole nate proprio come edifici scolastici e non con altra destinazione d’uso. Tutte sono dotate di agibilità igienico-sanitaria e hanno porte antipanico e scale di sicurezza e differenziano i rifiuti. Il 77% è servito da scuolabus e il 94% ha aree verdi per giocare o fare sport. Raccolta differenziata, aree verdi in tutte le scuole e pasti parzialmente bio è la situazione che presenta Forlì, dove compaiono anche i
pannelli fotovoltaici. Il comune ha impiegato risorse finanziarie per interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni nel 63% delle scuole. A Livorno, il 26% delle scuole utilizza fonti d’illuminazione a basso consumo, tutte sono dotate di certificazione per agibilità statica, igienico-sanitaria e prevenzione incendi, il 96% ha aree verdi. Chiude il quintetto Asti dove i ragazzi possono usufruire di scuolabus e le scuole hanno impianti elettrici a norma, porte antipanico, certificati di agibilità igienico-sanitaria e differenziano per l’82% ogni tipo di materiale.


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