Il clima sembra cambiato, nel sistema socioeconomico circola una vibrazione reattiva, quasi un insolito vigore. Anche se forse non bastano per parlare di una inversione di ciclo, non mancano sintomi di conferma a tale segnalazione. Queste le considerazioni generali che emergono da una prima analisi del 39° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese presentato questa mattina a Roma.

La società italiana al 2005: quest’anno vanno evidenziati innanzitutto segnali di ripartenza economica nell’affiorare di schegge di vitalità economica, nella spinta del terziario, nei consumi che volano verso l’immateriale, nella fioritura di eccellenze nella ricerca, nella scommessa della professionalità. L’insieme dei settori per i quali si è registrata una crescita del valore aggiunto, della produzione e dell’occupazione realizzano, infatti, il 49% dell’intero valore aggiunto di tutti i settori produttivi e assorbono il 52,3% dell’occupazione totale. I servizi legati ai consumi culturali e ricreativi presentano un incremento di molto superiore alla media della spesa interna e pari al 7,6%. Per quanto riguarda la ricerca, infine, l’Italia è all’ottavo posto nella classifica delle imprese che investono in ricerca e sviluppo.

I processi formativi: solo il 10% della popolazione italiana attiva possiede un titolo accademico. Le aree settentrionali del paese sono in linea con il valore medio nazionale (Nord-Ovest: 10,4%; Nord-Est: 10,1%). Nelle regioni centrali, invece, la quota di popolazione con laurea raggiunge il 12,1%, cui si contrappone l’8,5% del Mezzogiorno. Il 61,5% della popolazione italiana non conosce alcuna lingua straniera; le donne studiano di più, con meno difficoltà e con risultati migliori dei loro coetanei maschi.

Lavoro, professionalità, rappresentanze: è in atto un rallentamento generale dell’andamento del mercato del lavoro. A fronte dell’aumento di occupati e della riduzione della disoccupazione, nel 2004 si è ridotta la partecipazione delle persone al lavoro, soprattutto sulla base di un effetto di scoraggiamento; inoltre è continuato a decrescere il lavoro autonomo che segnala l’ulteriore ridimensionamento di una fra le valvole di innovazione più importanti.

Il sistema del welfare: le nuove opportunità di cura offerte dalla ricerca producono crescenti aspettative ma anche bisogni di informazione e dubbi etici. I medici si mostrano aperti verso le biotecnologie anche se il 55,3% sottolinea la necessità di un’autorità pubblica che vigili e definisca regole, mentre nell’opinione pubblica si registra una maggiore cautela. La mobilità ospedaliera nel nostro Paese si conferma come un fenomeno consolidato: nel 2003 sono 976.110 gli italiani che si sono verificati fuori della loro regione di residenza. I pazienti si indirizzano verso un numero di strutture molto articolato e sono motivati in larga parte (66,2%) dalla ricerca della qualità, cioè di strutture e personale medico di più alto livello. Il 70% degli italiani, infine, si dichiara privo di fiducia sul futuro delle pensioni, la percentuale più alta dei principali paesi europei.

Territorio e reti: dopo anni di scarsa attenzione, in cui la questione abitativa è stata relegata in secondo piano si è tornato a parlare diffusamente di emergenza casa, anche a fronte dell’acuirsi del problema degli sfratti. Nel 2004, infatti sono stati eseguiti in Italia quasi 24mila sfratti, dei quali circa la metà nelle sole 10 province a maggiore tensione abitativa.

I soggetti economici dello sviluppo: transitiamo verso la ripresa economica, ancora impalpabile ma forse vicina. Occorre credere che l’uscita dal tunnel sia possibile e soprattutto a portata di mano.

Comunicazione e cultura: quattro anni di evoluzione e rivoluzione nei media, con massicce ondate di diffusione di media digitali: cellulari (+19 milioni), internet (+5 milioni), computer (+4,8 milioni). il famigerato digital divide, al 2005, taglia fuori il 79,5% della popolazione, cioè 39 milioni e 600 mila persone, che tuttavia dal 2002 sono diminuiti del 3,4% quindi di circa 1 milione e 500 mila persone.

Processi innovativi: sono le famiglie a trainare il mercato dell’Itc in Italia, sono i cittadini più che le imprese a spendere per le tecnologie innovative. Non può mancare in casa il telefono cellulare (90,3% delle famiglie italiane) e neppure il televideo (88,1%) e il videoregistratore (84,6%) che, nonostante la vertiginosa diffusione del lettore Dvd (59,9%) è ancora il device televisivo preferito dalle famiglie.

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